FOCUS/2 E per le nuove reti spunta fuori il project financing

FOCUS/2

La proposta del senatore Luigi Grillo: sarà l'uovo di Colombo che sbloccherà la fibra?

di Alessandro Castiglia
Passare dagli operatori delle telecomunicazioni a quelli dei lavori pubblici. È il suggerimento del presidente della commissione Lavori pubblici del Senato Luigi Grillo per risolvere l’impasse in cui si trova l’Italia in fatto di diffusione dei collegamenti a banda larga. L’idea, avanzata nei mesi scorsi in qualche convegno in forma ancora embrionale, sarebbe stata recentemente sottoposta al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Condizione basilare perché la proposta si riveli praticabile, ovviamente, è lo spostamento del focus dai cavi in fibra ottica necessari a far decollare la velocità delle connessioni alle condotte che devono ospitarli.
Insomma, il passo fondamentale sarebbe cominciare a pensare a costruire la rete dei buchi anziché quella dei cavi. Ipotesi che non è poi così peregrina, se si considera che i lavori di scavo, secondo le stime più accreditate, costituiscono ben l’80% degli investimenti necessari. Già, ma chi dovrebbe realizzare questa rete dei buchi e a quali condizioni?

La risposta di Grillo è così semplice da lasciare interdetti: “Con il project financing”. Il senatore del Pdl è forse il parlamentare che più di ogni altro ha le carte in regola da questo punto di vista per dare indicazioni. È stato lui, infatti, a introdurre, con un emendamento alla legge 166 del 2002, la tecnica del project financing per le opere pubbliche, oltre ad essere stato relatore del terzo decreto correttivo del codice degli appalti (decreto legislativo 152 del 2008).
In sostanza, la proposta è quella di far bandire allo Stato un appalto per il diritto di realizzare l’opera e di far pagare successivamente un pedaggio ai suoi utilizzatori futuri. Chi effettua la proposta migliore vince e costruisce la rete dei cavidotti da riempire con la fibra ottica e acquisisce con ciò stesso il diritto di farsi pagare per il suo uso. Farsi pagare da chi? Ma dai gestori di telecomunicazioni, ovviamente, oltre che dalla Pubblica amministrazione, che può aver bisogno di ricorrere direttamente alla rete per i suoi collegamenti oppure affidarsi ai gestori di tlc.

Questi ultimi dovrebbero solo far fronte, nel complesso, al 20% dell’investimento, riempiendo i buchi con i propri cavi di fibra ottica (nelle sole aree remunerative) e pagare il pedaggio, come si fa su un’autostrada di asfalto. Perché questa costruzione funzioni bisogna naturalmente accertare condizioni ragionevoli per un ritorno economico dell’investimento da parte di chi deve scavare.
Ma è ben difficile sostenere che questo non possa esserci, almeno a certe condizioni di mercato. Già oggi i collegamenti in fibra ottica cominciano a essere richiesti per diversi usi (come la video conferenza a livello professionale) e soprattutto si prevede che lo saranno sempre più per servizi che ancora devono prendere piede: dalla telemedicina alla tv via internet, passando per le numerose applicazioni nella sfera dei rapporti fra imprese e pubblica termine, è prevedibile. La soluzione proposta da Grillo avrebbe inoltre un ultimo vantaggio, tutt’altro che trascurabile: l’assoluta neutralità della rete, che non solo non discriminerebbe fra i diversi operatori telefonici, ma neppure fra questi e le compagnie televisive. Ciascuno con il suo cavo, sarebbero tutti uguali nella rete dei buchi. Grazie alla società del tubo.

23 Novembre 2009