Bernabè: "Dalla rete la politica si tenga fuori"

BANDA LARGA

L'Ad di Telecom Italia dice no all'ipotesi di una società della rete governata "dall'alto". E conferma le intenzioni di investire nelle infrastrutture. "Abbiamo forza economica e finanziaria"

di Mila Fiordalisi
"Fortunatamente la pianificazione centralizzata è stata persa con il muro di Berlino. Siamo in un regime di mercato”. L’amministratore delegato di Telecom Italia Franco Bernabè, in occasione della lectio magistralis presso la facoltà di Economia dell’università La Sapienza di Roma, dice no alla società della rete “capitanata” dallo Stato.
“L’Italia è un Paese liberale dove c'è concorrenza e non pianificazione centralizzata. Non ci sono più i Gosplan”. “L’agenda dunque la detta il mercato e non la politica”.

Secondo l’Ad di Telecom “Agcom e Antitrust sono le uniche titolate a dire quali forme possono avere le sperimentazioni tra soggetti che operano nello stesso settore".

Bernabè ha inoltre smentito le voci secondo cui Telecom non sarebbe disposta a investire.
"Telecom ha la consapevolezza e la volontà di essere un operatore protagonista di questa crescita. Abbiamo investito in cinque anni 18 miliardi per il nostro sistema infrastrutturale e chi dice che Telecom non è in grado di fare investimenti francamente dice una cosa non vera. La società ha la forza economica e finanziaria per fare altri investimenti".

"Nell'era dell'accesso la connessione alle reti è un diritto che deve essere garantito a tutti e, di conseguenza, è necessario che la collettività si faccia carico di sostenere gli oneri per garantire l'universalita' dell'accesso alle reti, anche nelle aree di fallimento di mercato", ha aggiunto Bernabè. Va stimolata inoltre la domanda di servizi Ict: "Bisogna favorire la digitalizzazione e l'ammodernamento delle imprese e della Pubblica amministrazione, nonché aumentare la cultura informatica e l'attitudine all'uso delle nuove tecnologie da parte dei cittadini".

27 Novembre 2009