Spettro, Italia controcorrente. Troppe tv per adeguarsi alla Ue

DTT

Bruxelles spinge perché il digital dividend sia utlizzato per la banda larga. Tuttavia il piano a cui sta lavorando l'Agcom prevede che le frequenze vengano assegnate alle televisioni

di Patrizia Licata
Utilizzare le frequenze televisive per dare a tutti la banda larga a basso costo e superare il digital divide: è questa la direzione intrapresa dall’Europa, ma non dall’Italia, secondo quanto si legge sul CorrierEconomia. Per la Commissione Ue, le frequenze tv (e non solo la fibra ottica) rappresentano la soluzione per fornire il servizio universale di banda larga. Viviane Reding, commissario europeo per la società dell’informazione (da gennaio alla Giustizia) ha affermato che “l’utilizzo delle frequenze lasciate libere nel passaggio dalla televisione analogica a quella digitale costituisce un’occasione unica per dare a tutti gli europei la banda larga” e sta proponendo a tutti i Paesi di anticipare il passaggio definitivo alla tv digitale entro il 2011. L’anticipo, spiega il CorrierEconomia, “produrrebbe un vantaggio sostanziale non solo per le comunicazioni avanzate e lo sviluppo dell’economia, ma anche per gli Stati e i contribuenti.

Il Tesoro Usa ha ricavato 19 miliardi mettendo all’asta le frequenze ex televisive; il governo francese ha previsto nella sua finanziaria 2010 ricavi per circa 1,4 miliardi dalla gara per la banda larga mobile. Ma l’Italia sembra andare in direzione opposta e, almeno per ora, il viceministro per le comunicazioni Paolo Romani non prevede gare per la banda larga wireless”. Il problema delle frequenze è solo apparentemente tecnico: in realtà la posta in gioco è molto alta ed è economica e politica, nota Grazzini. “La Commissione propone che in tutta Europa una parte delle frequenze (790-862 Mhz) liberate dalle tivù venga destinata a diffondere la banda larga wireless e ad abbattere il digital divide. Infatti le basse frequenze tv sono preziose perché garantiscono il massimo raggio di trasmissione, con risparmi sostanziali sui costi per le antenne. Inoltre, le basse frequenze tv garantiscono la copertura indoor, cioè dentro le abitazioni, e funzionano benissimo non solo per vedere la tv, ma anche per l’accesso alla banda larga”.

Mentre la fibra ottica è costosa, queste basse frequenze garantiscono accesso facile ed economico alla banda wireless, anche nelle zone montagnose o poco popolate. I più importanti Paesi europei (Gran Bretagna, Germania, Francia, Scandinavia) hanno già deciso di utilizzare queste frequenze cosiddette del dividendo digitale per la banda larga. Ma in Italia il problema è più complesso: “Siamo l’unico grande Paese europeo in cui le emittenti nazionali e tutte le emittenti locali possiedono una loro rete di ripetitori. Le televisioni locali sono circa 600 e tutte vogliono le loro frequenze”. Di qui la cautela di Calabrò: “Il nuovo Piano nazionale delle frequenze che l’Autorità sta discutendo prevede che il dividendo digitale vada esclusivamente alle televisioni. Tuttavia senza utilizzare anche le frequenze tv sarà difficile riuscire a realizzare la nuova rete a banda larga che tutti, Confindustra, sindacati e associazioni dei consumatori, reclamano”, conclude il CorrierEconomia.

30 Novembre 2009