Ericsson licenzia in Svezia. E la "colpa" è dell'upgrade tecnologico

LA CRISI

In mobilità 950 dipendenti nelle città svedesi di Gavle e Boras. Il piano di ristrutturazione prevede il consolidamento dei siti produttivi delle nuove stazioni base

di Patrizia Licata
Piano di ristrutturazione in Svezia per la Ericsson: il produttore svedese di apparati di rete ha deciso di tagliare 950 posti di lavoro (sul totale di 18.000 nel Paese), chiudendo completamente le sue attività nella città di Gavle e ridimensionando il personale nella città di Boras. Colpa della crisi, della concorrenza nel core business o dei cambiamenti nella tecnologia?

A detta del portavoce  Gary Pinkham è l’introduzione di stazioni base più piccole di nuova generazione, che richiedono meno attrezzature, a spingere la Ericsson a questa dolorosa scelta che arriva “dopo aver preso in considerazione diverse alternative e condotto analisi approfondite”, come ha dichiarato Jan Wassenius, capo della produzione e logistica di Ericsson.

Le trattative con i sindacati svedesi sul piano di ristrutturazione sono già state avviate. A Gavle saranno interessati tutti gli 856 dipendenti Ericsson, mentre a Boras saranno mandati via 90 impiegati su 1.037. Come ha spiegato Pinkham, l’azienda intende consolidare la produzione nei siti delle città svedesi di Kumla e Katrineholm, insieme a quelli dell’Estonia, che sono più focalizzati sulla realizzazione di componenti per le stazioni base rispetto ai siti interessati dalla ristrutturazione.  Il programma dovrebbe essere completato per la fine del 2010.
 

09 Dicembre 2009