Servizi Ict, Ericsson "parla" italiano e compra Pride

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Il system integrator porta in dote mille dipendenti e 120 mln di euro di giro di affari. L'acquisizione verrà conclusa il 1° febbraio

di Gian Carlo Lanzetti e Federica Meta
Tempo di shopping per Ericsson. L’azienda ha annunciato l'acquisizione di Pride, società italiana specializzata nella consulenza e nella system integration Ict che conta mille dipendenti e vanta un giro d'affari di 120 miliondi euro.
"L'acquisizione si inserisce in un quadro strategico che vede nei servizi Ict un fattore chiave nello scenario evolutivo del mercato delle telecomunicazioni, caratterizzato da una sempre maggior complessità in cui le reti fisse e mobili convergono e i servizi ai clienti divengono sempre piu' avanzati – fa sapere Ericsson in una nota -. Con l'integrazione di 1000 esperti Ict, Ericsson consoliderà il proprio ruolo di riferimento per gli operatori di telecomunicazioni, i service provider e le imprese italiane”.
I termini dell'operazione non sono stati resi noti, ma il closing dell'accordo è atteso entro il primo Febbraio 2010.

Secondo Cesare Avenia, Ad di Ericsson Italia e responsabile della Market Unit South East Europe e Chief Brand Officer Ericsson “l'acquisizione di un'azienda come Pride rappresenta un traguardo importante perche ci permette di mettere a disposizione del mercato italiano un approccio e una strategia completa ed integrata, attraverso l'offerta di servizi di consulenza e di system integration insieme ad una consolidata esperienza nello sviluppo di servizi innovativi e tecnologicamente avanzati”.
“In questo modo, rafforziamo ulteriormente la nostra presenza nello scenario economico italiano e il nostro ruolo nel promuovere e sostenere lo sviluppo di processi innovativi per l'industria delle telecomunicazioni, le imprese e il Sistema Paese”, rimarca Avenia.

Del valore di questa acquisizione è convinto anche, Antonio Giugliano, Ad e fondatore di Pride.  "Sono orgoglioso di annunciare questo accordo, che dimostra il valore di Pride, il talento e le competenze delle nostre risorse, consolidato nei 20 anni di vita della nostra società - commenta Giugliano -. Sono lieto che i nostri 1000 colleghi entreranno a far parte dell'azienda leader mondiale nei servizi e nella tecnologia per l'industria delle telecomunicazioni".
Negli ultimi cinque anni Ericsson nel mondo ha acquisito cinque aziende nel settore dell'integrazione di sistemi e della consulenza in Francia, Svezia, Australia, Spagna e Turchia.

Durante la presentazione dell'operazione, che si è tenuta oggi presso la sede della Borsa Italiana in Piazza degli Affari a Milano, location non casuale, i giornalisti hanno sottoposto  sia Avenia sia Giugliano a un fuoco di domande, che solo in piccola parte hanno trovato risposta. Infatti, come detto, per il closing dell’operazione ci vogliono ancora alcune settimane e l’operazione stessa è al vaglio delle autorità di vigilanza per la sua approvazione.
Alcune considerazioni sono comunque possibili. Si tratta di un  annuncio importante per entrambe le società. Ericsson Italia mette le mani su una azienda solida anche da un punto di vista economica che ha bisogno di andare all’estero per continuare crescere come in passato. Dal canto suo Ericsson si porta in casa competenze preziose che le consentiranno di dare impulso al suo fatturato e riportare in positivo i conti puntando sui servizi di consulenza e di system integration che sono asset con una buona dinamica di sviluppo. In particolare il segmento dei managed services, ovvero della gestione di reti per conto terzi. La filiale italiana della multinazionale svedese ha al suo attivo un contratto con H3g che è tra i più grossi a livello mondiale. Si stimano in 350 milioni i clienti mobile “gestiti” da Ericsson.

Pride continuerà a operare come una azienda autonoma e anche il logo sarà mantenuto. “Ericcson Italia - ha precisato Avenia - è una realtà di 4100 persone, di cui 1100 impegnate nei tre centri di ricerca di Genova (larga banda), Milano (link radio) e Pagani (software di sistema). Siamo rimasti un baluardo nella ricerca mentre tutti gli altri ritiravano le loro forze”.
In Italia viene realizzato il 5% del fatturato di tutto il gruppo pari nel 2008 (ultimo anno disponibile) a 20 miliardi di euro. Il gruppo ha installato più di mille reti in 175 Paesi. Il 40% del traffico mobile mondiale passa sulle sue reti. L’acquisto di Pride le permetterà di espandersi maggiormente nel settore delle utilities dove l’azienda neoacquisita conta clienti importanti come Eni, Enel, Iride, Gse, Sorgenia e Terna. Cosa se ne farà Giugliano di tutti i quattrini che ha incassato? L’uomo, molto comprensibilmente, ha scelto di non rispondere ma è probabile che una parte li rimetterà in circolo nel settore dell’Ict, finanziando qualche idea innovativa sulle frontiere avanzate del Web, con la speranza di permettere ai figli di fare un giorno affari d’oro come li ha fatti lui oggi, a 20 anni di distanza dalla dondazione di Pride (allora erano in 7).

12 Gennaio 2010