I provider lanciano l'sos: non uccidete le Pmi delle Tlc

DECRETO ROMANI

L'allarme di Assoprovider: trasfomandoci in poliziotti del Web ci sterminate. Il presidente Bortolotto: "Nessuna attenzione per le piccole imprese: ignorata dal governo la nostra richiesta di rimodulare i contributi amministrativi per l'esercizio di attività"

di Roberta Chiti
“Per l’ennesima volta si chiede chiedere agli Isp di fare filtraggio di contenuti”, dice Dino Bortolotto, presidente di Assoprovider attaccando il decreto Romani su Internet e Tv con un comunicato in cui chiede al governo una serie di chiarimenti. Se approvato senza modifiche, quel decreto “rischia di strozzare le Pmi delle Tlc italiane” dicono all’associazione.

Perché il filtraggio, secondo gli Isp indipendenti, è una missione impossibile. Per vari motivi. Intanto le direttive europee: “Sbaglio - si chiede Bortolotto - o sul commercio elettronico la Ue non permette controlli al trasportatore?”. Altro elemento a sfavore, gli oneri che gli Isp dovrebbero sostenere per dotarsi di strumenti in grado di sopprimere, eventualmente, i contenuti considerati illeciti: “E questo significa un centinaio di migliaio di euro, fra apparecchiature e personale, a fronte di bilanci che non superano spesso qalche milione di euro”. Per finire, missione impossibile per la natura stessa di Internet. “Il filtraggio non è attuabile - dice Bortolotto -. Per farlo, dovremmo buttare a mare il protocollo Tcp-Ip. Se chi vuole trasmettere è d’accordo con chi vuole ricevere, io che sto in mezzo non ho modo di evitare la loro volontà. Trovano la strada da soli, e come minimo criptano il traffico”. Una favola, quella del filtraggio, messa in campo per difendere interessi delle lobby del diritto d’autore? “Ma se anche riuscissero a mettere in carico a noi Isp l’obbligo del filtraggio - continua Bortolotto -, ecco il risultato: gli utenti reagirebbero per la loro strada eludendo i controlli, noi Isp avremmo incrementato i costi e probabilmente saremmo morti, loro non incasserebbero un euro in più. E la lotta al crimine non verrebbe risolta”.

In tutto questo, dicono a Assoprovider, non un solo euro è arrivato alle piccole Tlc italiane in tempi di crisi. Così come nessuna risposta è arrivata dalla proposta di emendamento presentata al viceministro con delega alle Comunicazioni Paolo Romani. In quella proposta l’associazione chiede di rimodulare i contributi amministrativi per l’esercizio dell’attività di Isp (o di fornitore accesso a reti dati o di rete telefonica), introdotto dalla legge Gasparri. Contribuzione che, suddivisa in tre fasce, obbliga al pagamento di 111mila euro l’anno per tutta l’Italia, 55mila per aree fino a 10 milioni di abitanti, 27.750 per aree fino a 200mila abitanti. “Emendamento ignorato - spiega Bortolotto -. Eppure la comunità europea ha già detto che i contributi amministrativi devono essere tali da consentire solo il ritorno delle spese del ministero”. Si tratta dunque di una “barriera economica all’ingresso. Non originata dalla concorrenza di altre società”, ma determinata unicamente da una tassa di Stato.

21 Gennaio 2010