Gli eurodeputati italiani: "L'Argentina danneggia Telecom"

CASO TELECOM ARGENTINA

Presentata a Strasburgo un'interrogazione bipartisan per chiedere l'intervento della Ue sul caso Telecom Argentina. Buenos Aires sta causando un danno patrimoniale a Telecom Italia"

di Mila Fiordalisi
"Come la Commissione europea intende tutelare gli investimenti di un'azienda europea che da anni è presente sul mercato argentino dal clima di intimidazione ed illegalità del governo argentino?". Questa l'interrogazione rivolta oggi alla Commissione europea dagli eurodeputati italiani su iniziativa bipartisan in merito alle recenti decisioni prese dal governo argentino "a danno di Telecom Italia". (all'azienda è stata intimata la dismissione, entro febbraio, della propria partecipazione in Telecom Argentina attraverso Sofora).

A promuovere l'interrogazione il Presidente della commissione parlamentare affari esteri Gabriele Albertini, il capodelegazione Pdl Mario Mauro, il vicepresidente vicario dell'Europarlamento Gianni Pittella e il capodelegazione del Pd David Sassoli.

"Appare palese - si legge nel testo dell'interrogazione - che il governo argentino stia perpetrando un'evidente violazione del diritto e causando un serio danno al patrimonio di un gruppo italiano che opera con successo in Argentina sin dal 1990".

Una lettera è stata inviata al presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso e ai commissari competenti. "Le decisioni prese dal governo argentino comportano sia evidenti pregiudizi in termini finanziari e di investimenti presenti da parte di una società di un Paese membro, sia gravi rischi per le eventuali decisioni di investimento provenienti dall'Unione europea verso l'Argentina".


"Non accettiamo interferenze da parte del Governo". Con queste parole l'Ad di Telecom Italia Franco Bernabè ha commentato il caso Telecom Argentina in un'intervista al quotidiano La Stampa.
"Non siamo parte del contezioso - puntualizza Bernabè - Lo sono i soci di Telco e Pirelli". "Non si può chiedere a dei soci di costringere una società a fare qualcosa che contrasta con i propri interessi", aggiunge l'Ad di Telecom Italia facendo presente che "tutto ciò contrasta con i più elementari principi di ogni codice civile".

"Gestisco l'azienda nell'interesse di tutti i soci - va avanti Bernabè - Quello che decidono i soci di riferimento riguarda i soci di riferimento".

Bernabè nell'intervista al quotidiano di Torino fa il punto anche sui cinque milioni di schede sim cessate, dopo due anni di lavoro, che ha provocato decine di milioni di danni finanziari per l'azienda. "Adesso siamo assolutamente tranquilli. Anche perché In questa vicenda siamo parte lesa e il danno più grave, per noi, è quello causato da una politica commerciale del passato sbagliata nelle forme e negli obiettivi che ha portato i singoli a truffare l'azienda, cercando scorciatoie e truffando invece di lavorare sodo per competere sul mercato".

Riguardo al business Bernabè precisa che "se si guarda ai numeri dei nove mesi, calano le schede e anche il fatturato, ma la redditività resta costante".

21 Gennaio 2010