Telco: "La newco italo-spagnola? Ipotesi senza fondamento"

TELCO

Mediobanca, Generali e Intesa Sanpaolo smentiscono l'intenzione di far confluire in nuova società 2,5% di Telecom Italia di loro proprietà e il 3,75% di Telefonica

di Patrizia Licata
"Prive di fondamento". Definiscono così i soci italiani di Telco, Generali, Intesa Sanpaolo e Mediobanca, le notizie sugli assetti proprietari di Telecom, ribalzate ieri su Dagospia e riprese oggi da Repubblica.  La precisazione è arrivata tramite una nota richiesta alla holding dalla Consib, a seguito del balzo del 4,21% del titoli di Telecom in Borsa. Dopo la smentita il titolo è sceso al 2,2%.

Secondo quanto riportato da Repubblica Mediobanca starebbe studaindo il modo di far uscire Telecom Italia dall’impasse in cui si trova facendo confluire in una nuova "scatola" la partecipazione del 22,5% di Telecom oggi in Telco e il 3,75% di Telefonica che la banca spagnola Caixa possiede tramite la holding Criteria”. Secondo “indiscrezioni affidabili” continua Repubblica, “la società spagnola guidata da Cesar Alierta sarebbe anche disponibile a lanciare un’offerta in azioni (Ops) sull’italiana a un premio ragionevole (25-30%) sul valore di mercato, oggi sugli 1,2 euro”. Di certo Alierta non può mettere a rischio la sua reputazione con gli investitori pagando 2,2 euro ai soci Telco che avevano acquistato da Pirelli le azioni a 2,82 euro per poi svalutarle nel 2009; ma con l’escamotage della nuova “scatola” “gli alti valori di carico verrebbero tecnicamente diluiti lasciando spazio a una fusione tutta carta tra le società di Tlc, a valori di Borsa”.

Secondo Repubblica, un’operazione del genere porterebbe i soci italiani di Telco (Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Generali) a detenere circa il 30-33% della nuova holding, “vale a dire una minoranza di blocco in grado di spuntare una governance che sappia tutelare la cosiddetta italianità del nuovo colosso di Tlc” di cui Alierta sarebbe presidente, Galateri vicepresidente, Linares amministratore delegato per Spagna e Sudamerica, Bernabè amministratore delegato per Europa e Mediterraneo. È uno schema che potrebbe garantire alle infrastrutture dei rispettivi Paesi di rimanere sotto le giurisdizioni nazionali senza reciproche interferenze.

Gli spagnoli potrebbero contare anche sul Banco Bilbao Vizcaya, già in possesso di un’altra quota del gruppo, mentre la pattuglia italiana potrebbe rinforzarsi con la Findim della famiglia Fossati (che ha il 5% di Telecom Italia) o altri interessati a investire nel nuovo colosso telecom che sarà attivo letteralmente in mezzo mondo, dal SudAmerica alla Cina. Naturalmente si tratta di una maxi-operazione che, se dovesse andare avanti, “dovrà godere del via libera dei rispettivi governi e non è un mistero che i rapporti Berlusconi-Zapatero”, conclude Repubblica, “siano buoni e siano migliorati dopo il rafforzamento di Mediaset nel mercato televisivo spagnolo”. Occorrerà però sciogliere i nodi sul mercato brasiliano e argentino che, come noto, sono piuttosto intricati.
 

22 Gennaio 2010