Scajola: "Serve una società della rete con Telecom e gli altri operatori"

CLAUDIO SCAJOLA

"Tutti dovranno concorrere alla realizzazione di un progetto che svilupperà la fibra necessaria all'Italia - dice il  ministro allo Sviluppo economico - secondo un piano nazionale con tempi certi che scandirà il passaggio dal rame alla fibra”

di Roberta Chiti
"Chiederò ai vertici di Telecom la settimana prossima di essere informato" ha detto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola riferendosi alle voci di fusione Telecom-Telefonica.  "Telecom - ha aggiunto Scajola - è un asset importante dell'industria italiana tanto più in un settore delicato" come questo. Il ministro ha aggiunto di aver sentito le voci "su quanto si muove in riferimento agli spagnoli".

Sul fronte degli investimenti per le reti a larga banda di nuova generazione Scajola rilancia l'idea di una società che coinvolga operatori privati e istituzioni. “Abbiamo intenzione di promuovere uno strumento, che potrebbe assumere la forma di una società ad hoc per la rete in fibra, in grado di coinvolgere il maggior numero di operatori del settore - ha detto Scajola intervenendo al convegno della fondazione Riformismo & Libertà sui progetti per la banda larga -. Coinvolgeremo tutti gli operatori a partire da Telecom, e le istituzioni, in particolare l'Agcom. Tutti - dice il ministro - dovranno concorrere alla realizzazione di un progetto straordinariamente innovativo che svilupperà la fibra necessaria all'Italia, secondo un piano nazionale con tempi certi che scandirà il passaggio dal rame alla fibra”. Per Scajola “sarà così garantita certezza finanziaria e di sistema ai business plan costruiti intorno a questo progetto, assicurando quella redditività che permetterà a ciascuno, compreso lo Stato, di fare la propria parte”. Per il ministro non sviluppare le reti in larga banda sarebbe come “non aver deciso negli anni Sessanta di costruire l'autostrada del Sole”, un “errore fatale che il Paese e gli italiani non possono permettersi e che noi, con la nostra azione di governo, non consentiremo”.

22 Gennaio 2010