LA VERTENZA

Italtel “stoppa” il contratto integrativo, sindacati sul piede di guerra

La decisione dell’azienda alla vigilia della ripresa della trattativa sulla ristrutturazione finanziaria e sui 160 esuberi. Ma Fim, Fiom e Uilm non ci stanno: “Così si compromettono le relazioni industriali”

Pubblicato il 08 Gen 2015

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Il 2015 inizia per la vertenza Italtel con una sorpresa. L’azienda infatti, alla vigilia della ripresa del tavolo di trattativa con i sindacati in Assolombarda, convocato per discutere del programma di riduzione dei costi e del futuro dei 160 esuberi rimasti dal piano di rifinanziamento del 2012, ha annunciato la propria decisione di disdetta del contratto integrativo. “L’accordo trovato con il sindacato lo scorso dicembre sulla proroga sino ad aprile della Cigs conferma la linea da sempre tenuta di cercare soluzioni non traumatiche per la gestione degli esuberi – spiegano dall’azienda – A oggi Italtel si trova con 160 persone in più rispetto all’omologa definita dall’accordo di ristrutturazione del debito. L’impegno a rispettare quanto previsto dal proprio piano industriale sotto il profilo della riduzione dei costi diventa imprescindibile. Per potere pertanto perseguire il proprio target di costi industriali 2015 in un mercato ancora molto difficile, Italtel ha proceduto alla disdetta di tutti gli istituti di secondo livello invitando il sindacato al tavolo di confronto”.

E verso l’appuntamento fissato per domani in Assolombarda si registrano già le prime tensioni nei sindacati, a cui la scelta unilaterale dell’azienda sul contratto integrativo non è andata giù. La proroga della Cigs, che riguarderà 165 dipendenti a rotazione, e l’impegno a incontrarsi di nuovo a inizio 2015, risale al 17 dicembre, quando le parti avevano raggiunto l’intesa al Mise.

“La cosa evidente è che questa decisione risulta discutibile innanzitutto per il merito – commenta con il Sole24ore Luca Maria Colonna, segretario nazionale di Uilm-Uil – Così si compromettono le relazioni industriali”. Enrico Vacca (Fim-Cisl), parla di una “forzatura probabilmente dettata dalla pressione delle banche. Non possono tuttavia essere i lavoratori a pagarne le conseguenze”. Secondo Roberta Turi, segretario nazionale della Fiom-Cgil, si tratta di “un comportamento senza precedenti messo in atto a sorpresa il 31 dicembre mentre i lavoratori erano in ferie per la chiusura collettiva. La disdetta di tutti gli accordi cambia completamente le cose: domani è già previsto uno sciopero di otto ore di tutti i lavoratori dell’azienda che a partire dal prossimo stipendio rischiano di vedersi decurtata la retribuzione di centinaia di euro al mese. Chiederemo all’azienda – conclude Turi – di ritirare la disdetta degli accordi e di proseguire il confronto come era stato concordato. Se l’azienda riterrà di continuare su questa linea è evidente che nelle prossime settimane verranno intraprese nuove iniziative di lotta e di mobilitazione”.

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