Novari (3Italia): "L'Italia ha bisogno di colmare il digital divide"

OUTLOOK 2010/3

Cosa segna il barometro dell’Ict italiano in questo inizio del 2010? Siamo andati a sentire i pareri dei maggiori top manager delle aziende del settore. L'Ad di 3 Italia: "Serve far ripartire i consumi delle famiglie con un prelievo fiscale ad hoc"

La produzione è tornata a crescere, le Borse sono ripartite, l’elettroencefalogramma dei consumi non è piatto. Insomma, qualche schiarita dopo la tempesta perfetta che ha colpito l’economia globale negli ultimi 24 mesi c’è stata. Quello che non si può fare, però, è uscire dalla crisi come se nulla fosse accaduto. Soprattutto perché se l’Italia uscisse dalla crisi crescendo ai ritmi pre-recessione, ci vorrebbero lustri solo per tornare agli stessi livelli di benessere, né possiamo accontentarci del fatto che il 2010 sarà migliore del 2009 perché il 2009 è stato  un annus horribilis. Peraltro ho la sensazione che, quanto meno in Italia, ma forse anche altrove, ci sia uno scostamento significativo tra la fotografia che i media fanno delle condizioni economiche generali e la realtà vissuta dal cd. “uomo della strada”, nel senso che la realtà è spesso migliore della fotografia che ne fanno i media.

Per quello che riguarda l’Ict, mi sembra di poter dire che il comparto abbia tenuto a anche a livello globale. Per noi di 3 Italia il 2009 è stato un anno di svolta perché ci ha permesso di invertire un trend difficile per noi, perché gli investimenti e le scelte strategiche fatte 5-6 anni fa stanno producendo ora i loro frutti.  Certo, la scommessa non è stata vinta completamente, ma se non si verificano altri imprevisti , il 2010 potrebbe regalarci soddisfazioni anche maggiori di quelle del 2009. Per quello che riguarda in generale la banda larghissima, continuo a pensare che in questo momento non ci siano le risorse necessarie per accelerare su questo capitolo.
 Registro che è passato quasi un anno da quando il piano Caio è stato consegnato, nel marzo del 2009,  al governo e le discussioni su come realizzare questo progetto - che era e resta fondamentale per il Paese - non sono ancora finite. Così si è forse persa la possibilità di chiudere il digital divide che affligge diverse zone del paese con una infrastruttura mobile a 2 MBps, così come abbiamo suggerito un anno fa. I segnali di ripresa ci sono, ma ci sono ambiti in cui la crisi non ha ancora finito di mordere, come sul fronte dell’occupazione. La via d’uscita però non può essere trovata nell’irrigidimento della legislazione di protezione dell’impiego, mentre occorre mettere mano ad una riforma del welfare che renda la mobilità fra impieghi meno complicata.

Continuo a pensare che le risorse, non molte purtroppo, che possono venire dai tagli di aliquote fiscali sul reddito, coperti da riduzioni di spesa, andrebbero utilizzate per indurre le famiglie a consumare di più. Le imprese devono imparare a produrre meglio e non necessariamente di più, vista l’attuale situazione di ipercapacità produttiva. È dai consumi che riparte un’economia in recessione, non dagli investimenti. Credo molto ad un New Deal “verde” che punti alla riconversione dell’edilizia, della produzione di energia e dei trasporti nel segno della ecosostenibilità.  Bisogno introdurre delle asimmetrie per agevolare chi si riconverte alla green economy e drenare risorse a chi produce ancora secondo i vecchi schemi ecoincompatibili.
Per Bankitalia c’è 1 milione e mezzo di lavoratori dipendenti e parasubordinati che non hanno diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Questo è inaccettabile, soprattutto nella misura in cui dipende dal conservatorismo di quelle forze sindacali che tutelano in tutto i pochi e in nulla i molti.

Oltre al Green New Deal di cui sopra, ci sono opportunità da cogliere nell’economia dei servizi alla persona, le donne devono poter tornare al lavoro dopo la nascita dei figli al pari di quello che accade nel resto d’Europa, la scuola e l’università devono mettersi a produrre i cervelli di domani rispettando gli standard dei paesi all’avanguardia, la giustizia deve essere riformata per non togliere le certezze del diritto alle imprese e ai cittadini che producono. Per quello che riguarda il settore dei media elettronici, la priorità per il 2010 è quella di trovare il modo di contemperare la produzione, il consumo e la remunerazione dei contenuti digitali. Mi consola pensare che a questo si dedicheranno forse i migliori cervelli del pianeta.
La politica può fare molto per aiutare la ripresa, facendo ripartire i consumi con un prelievo fiscale pensato a questo scopo, dando vita a quelle riforme della pubblica amministrazione che i cittadini vogliono, vigilando sulle banche per attenuare la stretta del credito sulle imprese e in particolare su quelle piccole e medie.

27 Gennaio 2010