Telemarketing, la Ue mette in mora l'Italia

PRIVACY

Due mesi di tempo a disposizione del governo italiano per rispondere alla notifica. In contrasto con la legge comunitaria l'utilizzo dei dati personali ricavati dagli elenchi telefonici prorogato di ulteriori sei mesi. La commissaria Reding: i cittadini europei devono sentirsi al sicuro nel mercato unico delle Tlc

La Commissione europea ha avviato oggi un'azione legale contro l'Italia accusata di non rispettare le regole europee a tutela della privacy. Il provvedimento riguarda l'uso, da parte delle società di telemarketing, dei dati degli elenchi telefonici, senza che agli interessati sia stata chiesta un'autorizzazione.

"Non è solo preoccupante che la legislazione italiana non sia in regola con le norme sulla privacy contenute nella direttiva comunitaria - commenta la commissaria uscente alle Tlc, Viviane reding - ma che le autorità italiane abbiano ulteriormente prolungato l'uso di questi dati personali". 

Infatti, la possibilità di utilizzare i numeri di telefono e i nomi contenuti negli elenchi telefonici, permessa dalla legge italiana fino al 31 dicembre, è ora stata estesa ai primi sei mesi del 2010. Il pieno rispetto della privacy degli utenti dei servizi di Tlc è cruciale per una moderna società digitale - sottolinea la commissaria uscente Reding, che nel prossimo esecutivo e' stata designata alla Giustizia - e la direttiva europea sulla privacy tutela i singoli. Dobbiamo essere sicuri che tutti gli stati dell'Ue rispettino le regole europee perché i cittadini si sentano sicuri nel mercato unico delle telecomunicazioni e sappiano quale uso viene fatto dei loro dati personali".

In Italia, si ricorda nel provvedimento della Commissione, "le società di telemarketing costruiscono i loro database utilizzando i dati contenuti negli elenchi telefonici pubblici, anche se le persone coinvolte non hanno dato un esplicito consenso", contrariamente a quanto previsto dalla legge europea. Questo è però consentito dalla normativa italiana, dalla legge numero 14 del 27 febbraio 2009, prorogata ora per altri sei mesi.

Secondo la commissione c'è poi il pericolo che le nuove disposizioni, secondo le quali un abbonato telefonico può chiedere che i suoi dati non vengano utilizzati, non siano effettivamente applicate.

Ora l'Italia ha due mesi di tempo per rispondere alla lettera di notifica formale della Commissione, primo passo della procedura di infrazione; se non lo farà, o la risposta non sarà soddisfacente, la Commissione potrà decidere di mandare un richiamo ragionato; se anche in quel caso non ci fosse risposta, la questione passerebbe alla Corte europea di Giustizia

28 Gennaio 2010