Dossier illegali, con 7,5 mln Telecom e Pirelli patteggiano

SECURITY

Telecom Italia e Pirelli hanno chiesto di patteggiare l’accusa di corruzione nel processo per l’attività di dossieraggio illecito della Security di Giuliano Tavaroli: sul piatto 7,5 milioni di euro come risarcimento a tre ministeri e ai dipendenti schedati. La Procura di Milano accetta

di Patrizia Licata
Telecom e Pirelli escono dall’udienza preliminare in corso dal 31 marzo 2009 sul dossieraggio illecito praticato dalla divisione Security negli anni in cui era guidata da Giuliano Tavaroli e che vedeva 36 persone indagate per migliaia di fascicoli illegali: le due aziende hanno chiesto e ottenuto dalla Procura di Milano di patteggiare, offrendo un risarcimento di 7 milioni e mezzo di euro. Sebbene Telecom e Pirelli non intendano ammettere alcuna responsabilità ma si rappresentino come danneggiate dal comportamento di Tavaroli e degli altri manager della sicurezza aziendale, spiega il Corriere della sera, le due aziende scelgono dunque di patteggiare l’accusa di corruzione per la quale i pm Napoleone-Civardi-Piacente ne avevano chiesto nel 2008 il rinvio a giudizio.

La Procura di Milano ha accettato l’accordo che calcola il risarcimento in questo modo: 100mila euro di profitto del reato, 400mila euro di sanzione pecuniaria, 750mila a titolo di risarcimento danni a tre ministeri, 3mila euro di offerta-standard ai dipendenti schedati al momento dell’assunzione (circa 4,8 milioni). Il dossieraggio illegale con casi anche di intercettazioni telematiche pagato dal 1997 al 2005 con 34 milioni di euro aziendali, spiega ancora il Corsera, si alimentava di molti canali: le risorse societarie utilizzate dalla struttura di Tavaroli per il mercimonio di tabulati telefonici o l’intercettazione di posta elettronica; l’agenzia di investigazione privata di Emanuele Cipriani; il flusso informativo veicolato da detective privati ex Cia ed ex Sisde; la pirateria informatica del Tiger Team di Fabio Ghioni in Telecom; notizie carpite da archivi dei servizi segreti; i profili stilati dall’ex giornalista di Famiglia Cristiana Guglielmo Sasinini.

L’origine dell’imputazione di corruzione risiede invece, in base alla legge 231, nelle tangenti pagate a poliziotti, carabinieri e finanzieri per gli accessi abusivi alle banche dati del ministero dell’Interno, della Giustizia e delle Finanze. La stessa legge 231 chiede che le aziende riparino alle conseguenze del reato risarcendo integralmente il danno, adottando un modello organizzativo adeguato a prevenire i reati dei dipendenti e facendosi confiscare il profitto conseguito. Ed è questo che Telecom e Pirelli hanno preferito fare, anziché aspettare e vedere come si sarebbero sistemate le tante variabili in gioco e che già stanno smantellando l’udienza preliminare: la prescrizione (che ha cancellato i reati fino al 2003); la legge 2007 sulla distruzione dei dossier illegali (che rende di scarsissima utilizzabilità molti dei dvd sequestrati a Cipriani); la recente apposizione del segreto di Stato da parte del premier Berlusconi sulle circostanze richiamate dall’indagato ex numero uno del Sismi, Marco Mancini; e la possibile approvazione della legge sul “processo breve” anche per le aziende.

Alle vittime del dossieraggio non resterà che provare a intentare alle società per le quali lavorava Tavaroli una causa civile a parte, conclude il Corsera. Telecom e Pirelli restano invece nell’udienza preliminare solo come parti civili costituite contro Tavaroli e Cipriani per l’ipotesi che costoro si siano indebitamente appropriati di soldi aziendali, e come responsabili civili rispetto ad altri reati contestati agli indagati.

01 Febbraio 2010