Telecom-Telefonica: è scontro sulla fusione

IL CASO

La smentita di Palazzo Chigi sull'ok alla fusione con Telefonica non ha calmato gli animi. Anzi. L'opposizione è insorta chiedendo al Governo di riferire sulla questione. Intanto in Argentina è stata annullata la decisione sull'obbligo di cessione degli asset. E la giornata in Borsa per Telecom Italia si è chiusa all'insegna del +6%

di Mila Fiordalisi
Prima la smentita da parte del Governo sul via libera alla fusione con Telefonica. Poi le interrogazioni da parte dell'opposizione. Infine la notizia dell'annullamento, da parte della Corte Argentina, della decisione sull'obbligo della dismissione degli asset nel Paese Sud Americano. Il tutto accompagnato da un forte rialzo del titolo in Borsa che ha sortito il passaggio di mano del 3,2% del capitale.

E' stata una giornata calda per Telecom Italia. Ma andiamo con ordine.

"Nessun incontro, nessun contatto, nessun paletto". Con queste parole, diffuse attraverso una nota ufficiale, Palazzo Chigi ha smentito categoricamente le "verità" svelate questa mattina dal quotidiano La Repubblica in merito al via libera da parte del Governo alla fusione Telecom Italia-Telefonica.

Se il ministro allo Sviluppo Economico Claudio Scajola, in viaggio in Israele con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha immediatamente liquidato la questione con un "troppe chiacchiere", annunciando però che dopodomani ci sarà un incontro con i vertici di Telecom, da parte sua il vice ministro alle Comunicazioni Paolo Romani nel ribadire che "non esiste alcun via libera né un'opposizione del governo alla fusione perché non c'è stato finora alcun contatto con Telecom Italia", ha ribadito la preoccupazione in merito alla questione della governance: "Siamo preoccupati che una governance non italiana possa decidere di non investire sulla Rete, su questo il governo sta facendo e farà un grosso sforzo. Ci auguriamo che qualcuno ci chiarisca che cosa sta succedendo. Noi per ora abbiamo posto un problema infrastrutturale e di selezione di investimenti. Dovrà essere fatto un ragionamento con Telecom e tutti gli altri player del settore".

La smentita di Palazzo Chigi non ha però "convinto" il segretario del Pd Pier Luigi Bersani. "Non capisco fino a che punto smentisca la sostanza - ha detto Bersani a Montecitorio -, in ogni caso sarebbe veramente curioso che avessimo speso tre miliardi per tenere qualche anno italiana una compagnia aerea e ci facessimo portar via la rete delle telecomunicazioni magari inventando una di quelle favole che si usa in questi casi per cui uno è il padrone ma l'altro comanda". "Siamo in attesa vigile di quello che il governo farà".

Il responsabile per le Comunicazioni del Pd, Paolo Gentiloni ha preentato un'interpellanza urgente "per fare uscire l'esecutivo dalla sua linea di indifferenza". "Chiedo quale sia la posizione del Governo in merito alle ipotesi di fusione tra Telefonica e Telecom Italia anche in relazione all'esercizio dei poteri speciali della golden share e quali iniziative intenda adottare per assicurare sia il superamento del digital divide che lo sviluppo degli investimenti per la fibra ottica delle reti di prossima generazione''. 'Mi aspetto dai ministri Tremonti e Scajola una risposta chiara su come intendano salvaguardare l'industria, la ricerca e l'occupazione in Telecom e, soprattutto, il futuro della Rete".

"La gestione della rete e il suo sviluppo restino italiane - sottolinea il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri -. Il governo ha sempre mostrato le sue perplessità di fronte ad una ipotetica gestione non italiana delle infrastrutture. La questione dell'ammodernamento della rete, la costruzione di una banda ultra larga e investimenti da canalizzare in questo senso non possono essere affidati ad una governance straniera. Finora ogni ipotesi fatta sui termini della fusione tra Telecom e Telefonica rientrano nell'ordine delle congetture. Non c'è nulla di certo, ma è evidente che il governo farà di tutto per trovare la sintesi giusta per preservare l'italianità dell'azienda".

Intanto in Argentina il tribunale La Camara en lo Penal Economico di Buenos Aires ha annullato il provvedimento del Governo del Paese che obbligava Telecom Italia a vendere la propria partecipazione nella controllata Telecom Argentina (a seguito della discesa in campo dell'Antitrust).
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Ieri sera il capo di gabinetto del governo argentino, Anibal Fernandez, intervistato dall'emittente Radio Continental aveva inoltre puntualizzato che l'obiettivo dell'esecutivo sud americano "non è mai stato quello di privatizzare Telecom piuttosto far si che l'azienda si liberi degli asset di cui si deve liberare per rispettare la legge. Il monopolio non è oggetto di discussione e non può essere permesso".

02 Febbraio 2010