Mannoni: "Ridimensionare Agcom? Una cosa senza senso"

STEFANO MANNONI

Il commissario: "L'Antitrust è la gendarmeria del mercato. Il regolatore, invece, ha il compito di disciplinare l’accesso ai colli di bottiglia endemici"

di Matteo Buffolo
Dal Decreto Romani alle ipotesi di svuotare l’Agcom delle competenze sulle telecomunicazioni per assegnarle all’Antitrust: l’Autorità delle Comunicazioni appare sotto tiro. Stefano Mannoni, commissario Agcom e professore di Storia delle costituzioni moderne presso la Facoltà di Giurisprudenza di Firenze, ribatte alle critiche in un’intervista che apparirà sul prossimo numero del Corriere delle Comunicazioni.
“C’è confusione – afferma - L’Antitrust è la gendarmeria del mercato e ha la missione di reprimere abusi che ne minaccino il corretto funzionamento. Il regolatore ha il compito di disciplinare l’accesso ai colli di bottiglia i quali, in buona parte, sono endemici”. Compiti diversi e non sovrapponibili, dunque. “in Europa la pensano tutti così: il gendarme non può trasformarsi in regolatore”.

Quest’ultimo, infatti, “mira all’organicità e all’equilibrio, valori che non possono essere tutelati da interventi episodici come quelli dettati da procedimenti  repressivi ex post. Per tacere poi dei tempi che nei casi delle istruttorie antitrust possono essere largamente incompatibili con l’esigenza di risposte immediate”.
Anche per le Ngn “sarà necessaria la regolamentazione ex ante.  Immaginare che l’ingresso nell’era della fibra  significhi  minori problemi concorrenziali significa coltivare una pia illusione”.
Netta anche la posizione sullo scorporo della rete di Telecom Italia: “Farne una sorte di consorzio delle telecomunicazioni? È  chiaro che non può funzionare così, né ex ante né ex post”. 

Quanto alle accuse di slealtà che il viceministro Romani ha indirizzato al presidente di Agcom Corrado Calabrò “ Osservo solo che la relazione del Presidente al Parlamento è stata integralmente condivisa e supportata dal Consiglio dell’Autorità”.

03 Febbraio 2010