Vimercati: "Spaccare Telecom? Una pessima idea"

IL DESTINO DI TELECOM/3

Il senatore del Pd dice no alla "cessione" dell'azienda

di Mila Fiordalisi
«Telecom deve rimanere italiana. Nella sua interezza». Il senatore del Pd Luigi Vimercati dice no all’ipotesi di fusione Telecom-Telefonica e soprattutto no alla rete nelle mani degli spagnoli. E il no riguarda anche la possibile discesa in campo di “capitani coraggiosi” pronti a rilevare il controllo dell’azienda di Tlc: “Niente salvataggi modello Alitalia”.
Senatore, Telecom deve restare a Telecom?
La situazione di Telecom non è certo quella di dieci anni fa, quando l’azienda aveva numerosi asset all’estero. Ma dobbiamo ora ragionare affinché mantenga reti e servizi con il modello Open Access. Spaccare in due Telecom non è un’idea brillante. L’ipotesi della fusione con gli spagnoli non è l’unica sul piatto. Si paventa anche un salvataggio modello Alitalia con un gruppo di ‘capitani coraggiosi’ che va assolutamente evitato. Sarebbe una soluzione che aggreverebbe il problema del conflitto di interessi visto che fra le aziende disposte ad investire circola anche il nome Mediaset. Ma la verità è che per l’ennesima volta il governo fa molte chiacchere e pochi fatti.
A cosa si riferisce in particolare?
Agli investimenti nella banda larga. Le politiche sono assenti. E quelle annunciate sono solo sulla carta. Il governo deve dire cosa vuole fare concretamente e passare ai fatti. Perché non è indifferente se un Paese investe o no nella banda larga. Non è indifferente anche rispetto al futuro di Telecom Italia. I mancati investimementi nella banda larga hanno già provocato parecchi danni: ci sono aziende fortemente penalizzate che hanno preso decisioni drastiche. E che sono state penalizzate dall’assenza di politiche industriali da parte del governo.
Penso ad esempio a Nokia Siemens Networks che ha deciso di trasferire in Texas, dall’Italia, il proprio centro di ricerca e sviluppo. Per non parlare della situazione di Italtel: il futuro dell’azienda è strettamente connesso con quello di Telecom Italia visto che le principali commesse ruotano proprio attorno all’operatore di Tlc. L’Ict italiano ha già perso 20mila posti di lavoro. Vogliamo peggiorare ulteriormente la situazione?
L’opposizione cosa fa da parte sua?
Il tema Telecom Italia non è l’unico da affrontare, anche se è innegabile che il problema Telecom sia il cardine della questione. Noi abbiamo fatto molto. Durante il governo Prodi è stato sbloccato il Wimax, sono stati fatti gli accordi con le Regioni in materia di banda larga. Bisogna ripartire da qui e andare avanti.
Quali sono le priorità?
Garantire 2 Mb per tutti è certamente una priorità. Bisogna considerarlo un servizio universale. E poi è necessario modernizzare tutto il sistema delle comunicazioni. Bisogna inoltre spingere gli investimenti nelle Ngn: è opportuno che il pubblico partecipi con investimenti nelle aree a fallimento di mercato.

08 Febbraio 2010