Il futuro di BT Italia fa rima con cessione?

STRATEGIE

La controllata italiana dell'operatore britannico è in perdita. Secondo indiscrezioni il dossier sulla vendita sarebbe già in mano ad alcune banche d'affari

di Patrizia Licata
British Telecom medita il suo futuro in Italia, e non è escluso, secondo Il Sole 24 Ore, che il colosso pubblico inglese delle tlc possa anche dire addio al nostro Paese, vendendo la controllata Bt Italia. La compagnia telefonica, nata dall’unione delle due controllate italiane Albacom e I.Net, ha bilanci in perdita e il dossier da qualche mese sarebbe finito sui tavoli di banche d’affari, nonché, secondo alcune indiscrezioni, sulle scrivanie di vari carrier alternativi, come Fastweb.

Il Sole 24 Ore nota che in Italia “la torta delle tlc non è abbastanza sostanziosa da sostenere un elevato numero di operatori” e “il mercato si sta polarizzando su 3-4 player”. Bt per ora nega di essere a conoscenza di trattative e esclude di essere in vendita; i portavoce hanno ribadito invece che il nostro Paese resta il mercato estero più importante per la casamadre inglese. Che tuttavia non è partita alla conquista dell’Italia con la decisione di un’altra britannica, Vodafone (che infatti ha anche un numero uno italiano, Vittorio Colao), ma ha sempre mantenuto “una posizione più defilata sul mercato”.

Il vero motivo della crisi sarebbe tuttavia nella contrazione del core business di Bt Italia: nel 2009, mentre le tlc hanno “tenuto” nel settore consumer, in quello business, su cui è focalizzata la filiale italiana della telco inglese, si è verificato un drastico calo. La compagnia si è vista riconfermare i contratti dei clienti big (come Fiat), ma, sempre secondo indiscrezioni, i margini sarebbero ridotti perché tutte le aziende, costrette al taglio dei costi, avrebbero rinegoziato al ribasso i prezzi delle forniture. Bt Italia replica: “Nei nuovi contratti abbiamo introdotto servizi a valore aggiunto che in futuro faranno crescere i margini”. Resta fermo che il bilancio 2008-2009 registrava una perdita di 39 milioni.

12 Febbraio 2010