Luciani (Eustema): "Alle Pmi i fondi del piano e-gov"

OUTLOOK 2010/19

Cosa segna il barometro dell’Ict italiano in questo inizio del 2010? Siamo andati a sentire i pareri dei maggiori top manager delle aziende del settore. L'Ad di Eustema: "La politica deve predisporre gli strumenti necessari al rafforzamento finanziario delle piccole imprese"

Potrà sembrare un paradosso ma la crisi, dalla quale stiamo lentamente uscendo, ha avuto lo stesso effetto dell’ingresso della safety car in Formula Uno: il congelamento di tutte le posizioni. Nel caso dell’Italia ciò si è tradotto nella possibilità di ridurre gli effetti di una crescita che per oltre un decennio è stata inferiore alla media europea, fornendoci nuove chance di “gara”. Il Composite Leading Indicator, utilizzato come anticipatore dei cicli economici, assegna al nostro Paese il valore più alto tra quelli europei (106,5 contro una media di 101,4). Il dato appare incoraggiante, soprattutto se saranno confermate le stime sul Pil 2010, con una crescita superiore all’1%. Senza escludere qualche momento di ulteriore tensione, credo che il 2010 sarà migliore dell’anno appena concluso. Tutto bene quindi? Certamente no. La convalescenza del Paese è destinata a durare ancora qualche anno e potrebbe peggiorare se i Governi, illudendosi di aver definitivamente lasciato il peggio alle spalle, dovessero accelerare i tempi della exit strategy, eliminando all’improvviso gli aiuti concessi all’economia e di fatto bloccando i segnali di ripartenza che si stanno delineando.

Le imprese, soprattutto quelle dell’Ict, dovranno proseguire nella strategia di riduzione dei costi, ottimizzazione dei processi produttivi e aggiornamento dei prodotti, senza tralasciare un aspetto fondamentale: il raggiungimento di quella “dimensione” necessaria a garantire un proprio spazio di riconoscibilità e di eccellenza nel mercato globale. Il ciclo di riassestamento e ridisegno del comparto, con l’attenzione rinnovata delle società di M&A per l’Ict nostrano, sembra avviato. È quindi il momento di raccogliere le migliori doti che caratterizzano la nostra imprenditoria, coraggio e fantasia, per procedere nell’innovazione, alleandosi o fondendosi con quelli che fino a poco tempo si consideravano competitor eccellenti. Un aiuto fondamentale in tal senso potrà e dovrà provenire dalla politica, chiamata a predisporre gli strumenti necessari al rafforzamento finanziario delle Pmi, a partire dal riconoscimento del valore patrimoniale degli asset immateriali.

L’esigenza di facilitare l’aggregazione delle aziende con specifiche misure fiscali e sostenere la loro attività di R&D,  facendo magari convergere i finanziamenti già approvati per i piani e-gov, e-italy, i fondi Ue e regionali, sembra ormai improrogabile. Altrettanto pressante appare la necessità di una maggiore qualificazione della domanda di automazione e servizi della PA, con misure tali da favorire la creazione di filiere tra aziende medio grandi e realtà più piccole.

18 Febbraio 2010