L'Agcom si candida a diventare "controllore" di Poste italiane

SERVIZI

L'Authority si considera il ''soggetto più autorevole atto a guidare la definitiva apertura del settore alla concorrenza previsto per il 2011". D'accordo l'Antitrust: "L'Autorità per le Comunicazioni naturalmente portata ad occuparsi dei servizi postali"

di Federica Meta
Le Poste italiane nel mirino – si fa per dire – di Agcom. Secondo l’Authority è necessario individuare al più presto un ''regolatore indipendente'' per i servizi postali che  conduca alla liberalizzazione del mercato (prevista per il 2011)  e consenta l'archiviazione della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea. Nella ''Segnalazione al Governo e al Parlamento sulle competenze regolamentari in materie di servizi postali'' l’Agcom si propone dunque come ''candidato naturale alla regolamentazione e alla vigilanza di tali servizi''.
L'affidamento delle competenze sui servizi postali all'Agenzia per le Comunicazioni, inoltre non  comporterebbe oneri aggiuntivi a carico del bilancio statale ''laddove venissero estesi anche al settore postale i vigenti meccanismi di autofinanziamento dell'Autorità gravanti sugli operatori di mercato'', precisa il testo.

L'Agcom punta il dito contro la scarsa di concorrenzialità  del settore postale rispetto ad altri servizi pubblici: il processo di liberalizzazione avviato con la direttiva europea del 1997 prevedeva un'autorità di regolamentazione del settore, ma il decreto legislativo che la recepiva individuava l'autorità di regolamentazione del settore postale nel ministero delle comunicazioni. E proprio quanto previsto dal provvedimento non soddisferebbe il carattere di indipendenza  sostanziale richiesto dalla norma comunitaria. "Tale situazione permane a tutt'oggi - sottolinea l'Authority - e oltre ad essere inadeguata per la definizione del sistema di governo del settore appare in contrasto sia con la lettera della normativa comunitaria sia con il suo spirito e le sue linee  evolutive''.
La direttiva del 2008 che deve essere recepita dagli stati membri entro il 31 dicembre 2010 prescrive la completa apertura del mercato e chiede l'effettiva separazione strutturale delle funzioni di regolazione dalle attività inerenti alla proprietà o al controllo. In questo senso anche l'Agcom ritiene necessaria  l'individuazione di un regolatore indipendente che conduca alla liberalizzazione del settore e sottolinea che in 22 Paesi su 27 l'Autorità di regolamentazione delle telecomunicazioni presiede anche alla vigilanza dei servizi postali. L'Agcom infine sottolinea di rappresentare il ''soggetto istituzionale più autorevole atto a guidare la definitiva apertura del settore  postale alla concorrenza''.

A “spalleggiare” la richiesta dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni anche il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà che in audizione davanti alla Commissione Lavori pubblici del Senato, lo scorso 16 febbraio, aveva detto che “Agcom dovrebbe naturalmente occuparsi di vigilare su Poste italiane nella fase di liberalizzazione del settore”.
 “Noi dell’Antitrust – aveva specificato - siamo contrari alla creazione di nuove autorità in Italia, perché il peso economico si viene a sentire fortemente e, d’altra parte, il numero eccessivamente elevato di soggetti regolatori tutti indipendenti viene in qualche modo a detrimento della credibilità stessa dei soggetti che già esistono”. Motivo per cui Parlamento e governo dovrebbero scegliere nell’ambito delle autorità di controllo che già operano, magari creando uffici ad hoc. “Per esempio Poste va naturalmente con l’Autorità delle Comunicazioni. Mi pare che quella sia la logica. Basterebbe creare una piccola sezione senza esborsi, senza aumenti d spesa pubblica”.

22 Febbraio 2010