Open Access supera l'esame del primo anno

IL PRIMO RAPPORTO

L'Organo di vigilanza ha presentato oggi i risultati del primo rapporto sugli impegni presi da Telecom Italia per garantire parità di accesso alla rete fissa da parte degli Olo. Il presidente Napolitano: "Impegno a garantire l'effettiva parità di trattamento a vantaggio di operatori e consumatori"

di Mila Fiordalisi
Promosso, con quasi due mesi di anticipo dal compleanno effettivo, il primo anno di lavoro dell’Organo di Vigilanza. Si tratta dell’organismo presieduto da Giulio Napolitano (gli altri membri sono Francesco Chirichigno, Sergio Fogli, Claudio Leporelli, Gérard Pigorel), deputato a vigilare “al fine di garantire l’effettività del rispetto del principio di parità di trattamento interna/esterna nella fornitura dei servizi di accesso all’ingrosso”. Insediatosi nell’aprile 2009, questa mattina è stata presentata da Napolitano a Roma la prima relazione sull’attività svolta nel 2009.
È stato un anno di rodaggio, ma anche di risultati raggiunti. “L’organo di vigilanza ha monitorato l’effettiva attuazione degli Impegni da parte di Telecom Italia, nei modi e nei tempi previsti, adottando una serie di Determinazioni e formulando Raccomandazioni finalizzate a migliorare l’efficacia degli Impegni stessi in termini di trasparenza, flessibilità e non discriminazione”, ha sottolineato Napolitano.
In effetti l’istituzione e l’attività dell’organismo, una specie di struttura di raccordo fra Telecom Italia, Agcom e Olo, ha sensibilmente mutato il clima ed il confronto tra gli i diversi operatori, rendendo più facile il dialogo e meno aspri gli in evitabili scontri.

Lo testimonia il fatto che “la maggior parte degli interventi è stata adottata a seguito di procedure informali, grazie all’ascolto dei diversi attori e dell’interlocuzione continua con le funzioni aziendali”. Meno avvocati in campo e più mediatori, insomma.
Da questo punto di vista, “è significativo che gli Operatori alternativi abbiano riconosciuto, anche nei ripetuti incontri con l’Organo di vigilanza, la serietà degli sforzi compiuti dai tecnici di Open Access per superare le difficoltà via via manifestatisi”.
Ovviamente, non mancano i contenziosi aperti e c’è ancora molto da fare, anche in vista del dispiegamento delle reti di nuova generazione. Napolitano ne è ben consapevole, ma osserva come l’organo da lui presieduto sia attivo da appena un anno: l’esperienza inglese di Openreach ha mostrato che “soltanto al termine del primo triennio dall’assunzione degli undertakings da parte di British Telecom è stato possibile cominciare ad apprezzare il loro positivo impatto sulla concorrenza e sulla parità di trattamento tra gli operatori e ragionare su eventuali aggiornamenti e integrazioni a quanto originariamente pattuito”.

In Italia, dunque, si corre più veloce, anche l’anno chiave sarà il il 2010: "un importante banco di prova dell'efficacia degli impegni e delle loro effettive ricadute sul sistema italiano delle comunicazioni elettroniche anche in relazione allo sviluppo delle reti di nuova generazione". "Servirà tempo per valutarne gli effetti: 'i risultati - ha detto Napolitano  - potranno essere apprezzati solo nel tempo mantenendo un quadro normativo e regolatorio stabile". L’obiettivo è di ottenere “parità di trattamento fra Telecom Italia e i suoi competitor, la soddisfazione degli operatori e dei consumatori insieme allo sviluppo e al miglioramento della rete”.
“Siamo stati anticipatori anche del quadro regolamentare europeo”, ha osservato l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè che da quando è al timone dell’azienda ha cercato di improntare al dialogo rapporti con Agcom e competitor prima assai più tesi.  “E abbiamo fatto meglio e più in fretta dell’esperienza inglese”. Secondo Bernabè, poi, una lezione che si può trarre dall’esperienza italiana è che la concorrenza fra infrastrutture, almeno nel fisso, in Italia non ha funzionato.: “Alle asimmetrie a vantaggio dei nostri competitor non ha corrisposto uno sviluppo di reti di accesso alternative”.

Soddisfazione, ma più moderata da parte degli operatori alternativi. “C’è ancora molto da fare. Siamo ancora al rodaggio e vi sono parecchi problemi, come i ko di rete e cliente da superare. In vista delle Ngn si tratta di andare oltre al modello degli impegni e di Open Acces, verso il modello di una società della rete in grado di coniugare qualità, apertura e parità di condizioni”, osserva Bianca Martinelli, direttore degli affari pubblici e legali di Vodafone Italia.
Anche Mario Mella, Chief technology officer di Fastweb, e Romano Righetti, direttore Regulatory affairs & institutional relations di Wind riconoscono che Open Access rappresenta un passo avanti, ma c’è altro cammino da compiere per realizzare concretamente gli obiettivi di trasparenza nella gestione e parità di accesso ai servizi di rete che Open Access si è posto.
L’organismo, però, incassa intanto un successo di immagine a livello internazionale, dopo le titubanze e i dubbi emersi alla sua nascita. Il cammino verso un “commitment-driven approach” invece di un più tradizionale “regulatory approach” è nello spirito del nuovo quadro regolatorio a livello europeo, ha osservato Reinald Krueger, head of Unit, procedures related to National regulatory measures della direzione Information society dell’Ue. Proprio quell’Ue che all’inizio, più critica era stata nei confronti delle scelte del presidente di Agcom Corrado Calabrò.

Il quale può così permettersi di chiosare: “In sede di regolatori europei la regolazione italiana è diventata una best practice. Si temeva che il mercato sfuggisse al controllo delle autorità regolatorie, ora si conviene sulla bontà della nostra soluzione”.

  
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23 Febbraio 2010