Mandato d'arresto per Scaglia e Mazzitelli

RICICLAGGIO

Richiesta di carcerazione per l'ex Ad di Fastweb e l'ex Ad di Sparkle (Telecom Italia), attuale responsabile della funzione International Business di TI, accusati di riciclaggio. In totale indagati 56 manager tra cui l'attuale Ad Stefano Parisi. Fastweb e Telecom Italia: "Siamo parte lesa"

di Mila Fiordalisi
Due miliardi di euro occultati attraverso società fittizie. Questa l'accusa alla base del mandato di arresto per Silvio Scaglia, ex amministratore delegato di Fastweb, e alcuni ex vertici di Fastweb nonché funzionari e amministratori di Sparkle (consociata di Telecom Italia) fra cui l'ex Ad e attuale responsabile della Funzione International Business di Telecom Italia, Stefano Mazzitelli, e alti funzionari.

Coinvolti anche un ufficiale della Guardia di Finanza attualmente in servizio al comando di Tutela Finanza Pubblica, che avrebbe incassato una cospicua tangente su una delle operazioni di riciclaggio, e il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo che a quanto si apprende sarebbe collegato con alcuni degli indagati che avrebbero favorito la sua elezione in un collegio all'estero. Indagato anche Riccardo Ruggiero, all'epoca dei fatti presidente di Telecom Italia Sparkle.

Scaglia che, in un primo momento non era stato rintracciato dai carabinieri del Ros e dalla Guardia di Finanza, ha fatto sapere di trovarsi all'estero per lavoro e ha dato mandato ai suoi difensori di concordare il suo interrogatorio nei tempi più brevi per chiarire tutti i profili  della vicenda. In una nota ha inoltre affermato la sua estraneità a qualunque reato.

In totale ammontano a 56 le ordinanze di custodia cautelare emessa dalla procura distrettura antimafia di Roma nell'ambito dell'operazione "Phunchard-Broker". Ai 56 manager si contesta la mancata adozione delle necessarie cautele per evitare che società fittizie lucrassero crediti d'imposta per operazioni inesistenti relativi all'acquisto di servizi telefonici dalle compagini italiane Cmc, Web Wizzard,  I-Globe e Planetarium che evadevano il pagamento dell'Iva. L'Iva lucrata veniva incassata su conti esteri: successivamente il denaro veniva reinvestito nell'acquisto di immobili, auto e gioielli.

In particolare, il riciclaggio ha provocato un danno allo Stato italiano di oltre 365 milioni di  euro, a causa del mancato pagamento dell'Iva attraverso l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per più di un miliardo e 800 milioni di euro da parte delle società di telecomunicazione, che hanno ottenuto fittizi crediti Iva, oltre che un utile pari a quasi 96milioni di euro.

Sequestrati 247 immobili per un valore dichiarato di 48 milioni di euro, 133 auto e 5 imbarcazioni per un valore di 3milioni e 700mila euro, 743 rapporti finanziari, 58 quote societarie per un valore di quasi 2 milioni di euro.

Due le operazioni su cui hanno indagato gli investigatori. La prima riguarda la commercializzazione di schede prepagate, denominate "Phuncards", che hanno un codice che avrebbe dovuto consentire l'accesso tramite un sito Internet a contenuti tutelati da diritto d'autore, in realtà inesistenti. L'altra riguarda la commercializzazione di servizi a valore aggiunto (del tipo "contenuti per adulti") da realizzare mediante l'acquisto e la veicolazione dei contenuti attraverso servizi di interconnessione internazionale per il trasporto di traffico telematico.

La procura di Roma ha fatto anche richiesta  formale di commissariamento delle due società Fastweb e Telecom Sparkle. Secondo quanto si è appreso la richiesta di commissariamento è motivata dalla ''mancata vigilanza'' ed è stata fatta sulla base della legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle  società che non predispongono misure idonee ad evitare danni  all'intero assetto societario.

Pronta la risposta di Fastweb. In una nota l'operatore chiarisce che  "i fatti contestati riguardano una presunta evasione Iva derivante da attività truffaldine di terzi che si sono avvalsi della rete di Fastweb e di altri operatori Tlc italiani": 

Sottolineando che "l'azienda garantirà la continuità dell'attività ai clienti e ai 3500 dipendenti e alle oltre 8mila persone che lavorano per Fastweb", l'operatore spiega che "la vicenda giudiziaria riguarda fatti accaduti anni fa (relativi ai periodi d'esercizio 2005-2006), già oggetto di contestazione agli allora indagati, e rispetto ai quali la società si ritiene estranea e parte lesa. I fatti contestati riguardano una presunta evasione Iva, relativa ad attività di alcuni gestori di servizi a pagamento che si sono avvalsi della rete di Fastweb e di altri operatori di telecomunicazioni italiani. Oggetto della contestazione è un credito Iva maturato su detti servizi nel periodo in questione, per un ammontare massimo di 38 milioni, (è stato disposto un sequestro preventivo di crediti tributari per detto ammontare corrispondente al credito Iva in questione)”.

La società  sottolinea inoltre “che tale cifra risulta non  significativa rispetto all'ammontare dei crediti Iva  accumulati da Fastweb sin dalla fondazione. A fronte degli  ingenti investimenti effettuati, Fastweb ha accumulato crediti Iva per oltre 800 milioni, che sono stati  regolarmente analizzati e passati a rimborso dall'Agenzia  delle Entrate.  L'azienda di Tlc precisa inoltre che l'attività di vendita di servizio di interconnessione internazionale per il  trasporto traffico è stata cessata da Fastweb dall'inizio del 2007 e che anche negli esercizi in cui e' stata svolta è stata marginale rispetto ai volumi d'affari della società, avendo generato un contributo al margine operativo lordo azienda e di circa l'1% negli anni in questione. In relazione a tali accadimenti, la società aveva disposto audit, effettuate da consulenti esterni, che hanno concluso per la correttezza dell'operato della società. I fatti rilevanti sono stati peraltro estensivamente riportati nelle relazioni al bilancio e comunicati al mercato tramite appositi comunicati stampa”. L’operatore comunica infine che “sono iscritti nel registro degli indagati l'attuale Ad della società, Stefano Parisi e due dirigenti della società stessa”.

Anche Telecom Italia si considera "parte lesa''. Lo si legge in una nota, emessa dal gruppo su richiesta della Consob. Nel comunicato Telecom Italia sottolinea inoltre che i  rapporti commerciali con i soggetti indagati sono stati interrotti già dal 2007

''Telecom Italia, che in questa vicenda è parte lesa, ha avuto accesso al decreto dell'autorità giudiziaria notificato alla controllata Telecom  Italia Sparkle in data odierna, da cui risulta un'indagine in  corso a carico, fra l'altro, di Telecom Italia Sparkle in concorso con numerose persone fisiche, tra cui alcuni dipendenti, sia di Telecom Italia Sparkle che di Telecom Italia,
ma sempre in relazione al ruolo da essi ricoperto nella controllata nel periodo di riferimento''.

Il pubblico ministero ha richiesto al Gip l'applicazione della misura della nomina del commissario giudiziale, contestando la responsabilità amministrativa dell'ente per i delitti di associazione per delinquere transnazionale e di  riciclaggio internazionale. E la decisione sulla richiesta del pm sarà assunta in sede di camera di consiglio il 2 marzo.

''Il riferimento - prosegue la nota - è a una vicenda nota e a suo tempo fatta oggetto di verifiche e interventi di audit, rispetto alla quale nelle note al bilancio consolidato per l'esercizio 2007 Telecom Italia ebbe a rappresentare che Telecom Italia Sparkle era stata interessata da richieste di  informazioni da parte dell'autorita' giudiziaria. L'oggetto delle indagini era una presunta frode Iva perpetrata da un fornitore operante nel mercato dei servizi di telecomunicazioni di tipo 'Premium'. Telecom Italia Sparkle (oltre a prestare la propria collaborazione alle autorità inquirenti) a scopo cautelativo interruppe i rapporti commerciali con i soggetti indagati'

Inizialmente le indagini avevano riguardato inizialmente un imprenditore campano, Vito Tommasino, titolare della società Axe Technology, attiva a Roma nel settore degli impianti, per agevolare il rientro dall'estero di 1,5 milioni di euro richiestogli dal maggiore della Guardia di Finanza, Luca Berriola, in servizio presso il Comando Tutela Finanza Pubblica. Nel 2005, l'imprenditore aveva ricevuto la richiesta da parte dello stesso ufficiale di far rientrare dall'estero 8 milioni di euro, giustificando la transazione finanziaria con l'emissione di false fatturazioni a carico della Broker Management Sa, una società panamense che opera nel settore delle telecomunicazioni.

Alla fine dell'operazione, che avrebbe dovuto essere completata nella primavera del 2006 utilizzando anche altre società estere, di volta in volta indicate da Berriola, questi, assieme a Tommasimo, avrebbe percepito una tangente (sotto forma di compenso) pari al 2,5% del capitale effettivamente recuperato. Indagini bancarie hanno consentito il tracciamento di tre bonifici per 1,5 milioni di euro, effettuati dalla società panamense a fronte di tre fatture emesse dall'Axe Technology per la fornitura fittizia di servizi audio/video: l'operazione finanziaria risultava eseguita utilizzando un conto corrente bancario della Broker Management Sa, presso la Anglo Irish Bank di Vienna. Su quel conto sono transitate anche somme per 855 milioni di euro, provenienti dalla società italiana I-Globe srl, poi trasferitasi in Russia e prima ancora, dai conti correnti italiani di Telecom Italia Sparkle e Fastweb. Ulteriori indagini hanno consentito di scoprire che esponenti di spicco di questo sodalizio sono Giorgia Ricci e il marito Gennaro Mokbel, in contatto con Berriola.

In Francia, in una villa ad Antibes riconducibile a Mokbel, è stata individuata una delle basi operative utilizzata dalla struttura transnazionale per pianificare le proprie attivita' criminali. Il gruppo Mokbel - secondo chi indaga - avrebbe anche interessi nel settore dei diamanti estratti in Uganda, lavorati in laboratori dell'Estremo Oriente commercializzati a Roma attraverso una serie di gioielleria controllate. Con Mokbel il gruppo voleva avere una possibilità politica affidandosi un proprio rappresentante nella vita parlamentare del Paese, rappresentante individuate nel senatore Nicola Di Girolamo. La procura di Roma ha chiesto l'arresto per il senatore Pdl con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio transanzionale.

23 Febbraio 2010