Parisi: "Truffa alle spalle di Fastweb. Non mi dimetto"

L'INCHIESTA

Parla l'Ad dell'azienda. "Fastweb non ha mai commesso, in quanto azienda, azioni criminali, non ha fondi neri e non ha mai fatto frodi fiscali. Siamo stati truffati da due dipendenti infedeli". Domani il rientro in Italia di Silvio Scaglia

di Mila Fiordalisi
"Oggi sono qui per difendere la reputazione di Fastweb, non per parlare di me o delle persone coinvolte nella vicenda". In conferenza stampa a Milano l'Ad di Fastweb, Stefano Parisi, coinvolto nella maxi-inchiesta per riciclaggio - che ha sortito la richiesta di carcerazione per l'ex fondatore e Ad Silvio Scaglia e per l'ex Ad di Telecom Italia Sparkle (e attuale responsabile della Funzione International Business di Telecom Italia), Stefano Mazzitelli  - difende l'operato dell'azienda.

Fastweb "non ha mai commesso come azienda azioni criminali e non ha fondi neri all'estero e quindi non può essere associata alla vicenda. Alle spalle dell'azienda è stata perpetrata una truffa da due dipendenti infedeli, Bruno Zito e Giuseppe Crudele'", sottolinea Parisi."Hanno portato dentro l'azienda altre aziende gestite in modo criminale. Fastweb ha rapporti con migliaia di aziende. E' difficile mettere la mano sul fuoco su tutte".

"Più che parte lesa bisogna puntualizzare che alle spalle di Fastweb è stata fatta una truffa con un traffico internazionale da parte di individui che non versavano l'Iva da noi versata. Abbiamo pagato 38,5 milioni di euro di Iva ai nostri fornitori che poi non li hanno riversati allo Stato. Ma Fastweb non aveva né beneficio né consapevolezza di tutto questo".

"Fastweb ha come solo valore la sua reputazione:  non abbiamo banche azioniste alle spalle e il nostro valore sono le persone che lavorano nell'azienda e la tecnologia", aggiunge l'Ad ricordando che sono oltre 3.500 i dipendenti e che ammontano a più di 8mila le persone che lavorano per conto della società. In merito all'ipotesi commissariamento Parisi sottolinea che "nel caso di l'attività comunque continuerà. Ma non credo si voglia spegnere un'azienda che ha oltre 1,6 milioni di clienti''.

Parisi annuncia inoltre che "Fastweb concorrerà alla prossima gara Cofip per il servizio alla pubblica amministrazione. Una gara che comporterà ricavi tra i 120 e i 130 milioni annui. Fastweb ha già vinto l'ultima gara e sta gestendo i servizi per il Cofip".

"Swisscom era a conoscenza dell'esistenza delle indagini iniziate a novembre 2006. Tutti i documenti sono stati visionati dal board e pubblicati sin dal primo momento in cui sono state aperte le indagini per verificare il corretto andamento e la gestione dell'azienda".

"Ho dato la mia totale disponibilità ad essere sentito dai giudici in qualsiasi momento", aggiunge puntualizzando che 'con Swisscom stiamo lavorando tranquillamente come sempre. Non c'è bisogno di una conferma di fiducia nei confronti del management. E non mi dimetto perché non ho alcuna responsabilità nella vicenda"

E' convoncata per il 24 marzo l'assemblea di Fastweb: "Vedremo la proprietà cosa farà''

E' previsto per domani intanto il rientro in Italia di Silvio Scaglia. Per l'ex numero uno di Fastweb è stato organizzato un volo privato che lo riporterà in Italia in giornata. In una nota Scaglia si dice "totalmente tranquillo". "Desidero parlare al più presto con i magistrati per poter rispondere dei fatti che mi sono stati attribuiti - spiega il manager - Si parla di vicende di fatto conclusesi tre anni fa e che ero convinto di aver chiarito a suo tempo".

Nella nota nota viene precisato che "il ruolo di Silvio Scaglia e quello allora di Fastweb non hanno niente a che fare con
personaggi, eventi e reati relativi all'indagine di criminalità mafiosa". I difensori di Silvio Scaglia si sono già messi a disposizione dei magistrati per concordare l'interrogatorio in tempi brevi.

Swisscom, l'azienda elevetica che controlla Fastweb dal 2007, ha auspicato che "si faccia rapidamente luce sulle accuse mosse nei confronti di Fastweb", offrendo "piena collaborazione ai magistrati". Nella nota ufficiale diffusa stamattina rende noto di aver avviato un esame approfondito sulle implicazioni a seguito della vicenda "per valutare con attenzione le conseguenze".

"Swisscom prende atto delle accuse mosse ieri dalle autorità italiane si legge nella nota -. Al momento dell'acquisizione di Fastweb nel 2007, Swisscom era a conoscenza del procedimento per presunta frode fiscale relativa al periodo dal 2003 al 2006. Secondo l'accusa, i fornitori avevano effettuato tali transazioni solo per evitare il pagamento dell'Iva versata da Fastweb allo Stato. In seguito a questa inchiesta, fino ad oggi Fastweb non ha ancora ricevuto il rimborso totale dell'Iva. Al momento dell'acquisizione di Fastweb nel 2007, Swisscom era stata informata del procedimento in corso. Erano state richieste due differenti perizie a società di consulenza tributaria, secondo le quali le operazioni contestate erano lecite e Fastweb ha quindi diritto al rimborso dell'Iva. L'impossibilità di esigere il rimborso dallo Stato, in base alle conoscenze di allora, veniva considerata come parte del rischio insito nell'offerta di acquisto".

Intanto altri particolari vengono rivelati in merito alle frodi commesse: tre milioni le carte prepagate inesistenti per accedere a contenuti porno.
 

24 Febbraio 2010