Da Londra a Panama, così gira il carosello fiscale

RICICLAGGIO

Il sistema di aggiramento dell'Iva per la creazione di fondi neri

Così le società coinvolte, secondo l'accusa, aggiravano l'Iva. Lo spiega in un articolo sul Corriere della Sera di oggi Giovanni Stringa.

Di carosello non ce n'è uno solo. La fantasia di chi vuole frodare il fisco, tra fondi neri e finti crediti Iva verso l'Erario, può essere alquanto fervida. E concretizzarsi in più di uno schema, articolato eppure a suo modo efficientissimo. Il carosello fiscale, al centro delle cronache giudiziarie di questi giorni, può insomma avere diverse facce.

C'è la versione europea, che non valica i confini dell'unione e sfrutta la possibilità di non pagare l'Iva sugli scambi tra Paesi Ue. E c'è l'opzione più internazionale, che guarda ben oltre e può includere un appoggio in Paesi lontani come Panama. Dove, ed è la stessa Ocse a riconoscerlo ufficialmente, il sistema fiscale deve ancora «in modo sostanziale» mettersi in regola con gli «standard internazionali».

E' questa seconda ipotesi, a quanto sembra, alla base dello scenario dipinto dall'accusa nell'inchiesta di questi giorni. Un esempio? Si parte da una società inglese, che compra traffico telefonico da una grande azienda italiana. Chiamiamo quest'ultima Alfa: secondo l'accusa, i casi oggi sono due e si tratta di Fastweb e di Telecom Italia Sparkle. L'operazione, ipotizziamo, vale 100 euro. Niente Iva, perché questa è la regola tra Paesi Ue. Da Londra arrivano quindi ad Alfa 100 euro. Gli scambi non si fermano naturalmente qui, il cerchio disegnato dagli inquirenti continua: deve passare ancora per altre quattro tappe prima di chiudersi e ricominciare a girare. Alfa, infatti, compra a sua volta traffico telefonico da Beta, sede in Italia, scambi soggetti a Iva. Alfa trattiene un margine, mettiamo 5 euro, e versa 95 euro di imponibile più 19 euro di Iva. In totale 114 euro. E un credito fiscale a bilancio.

Beta, sostanzialmente un semplice veicolo di passaggio, compra per lo stesso importo da un'altra società italiana, Gamma. Sulla fattura di Gamma, questa volta, non ci sarebbe traffico telefonico ma royalty (diritti d'autore), veri o presunti che siano. Ed è Gamma a mettersi in contatto, oltreoceano, con la società panamense Delta, da cui compra le stesse royalty.

Sempre per 114 euro: 95 di imponibile e 19 di Iva. A Panama dovrebbero arrivare 95 euro, al Fisco italiano 19. Invece, l'intera somma va diritta oltreoceano. E le pendenze di Gamma? Restano «inevase»: dopo qualche mese la società sparisce nel nulla. E sarà velocemente sostituita da una nuova Gamma, pronta anch'essa a entrare nel gioco e poi a uscirne al momento debito. Le Gamma, insomma, fanno il lavoro sporco, mentre le Beta mantengono il decoro necessario per trattare con i grandi gruppi Alfa. Il cerchio si chiude tra Panama e Londra, con Delta che versa agli inglesi 114 euro dietro fatture quest'ultima società che può ricominciare il giro partendo con 14 euro in più. I risultati? Crediti Iva e fatture a go go. E margini. Finché il giro si ferma arrivando a cifre notevoli. Questa è la tesi dell'accusa.

25 Febbraio 2010