Alierta (Telefonica): "Siamo soddisfatti della nostra quota in Telco"

CESAR ALIERTA

Il presidente del gruppo spagnolo: "Continuiamo a lavorare per massimizzare le sinergie con Telecom Italia. La partnership industriale è la migliore alternativa per i nostri azionisti"

di Federica Meta
"Continuiamo a lavorare per massimizzare le sinergie con Telecom Italia e siamo soddisfatti della partecipazione del 46% che abbiamo in Telco". Con queste parole Cesar Alierta, presidente di Telefonica, ha chiarito "una volta per tutte" la posizione del gruppo spagnolo in merito alla possibile fusione con l'operatore italiano. Telefonica non sembra dunque interessata a cambiare gli attuali rapporti con TI. ''La partnership industriale con Telecom è l'alternativa migliore per i nostri azionisti', ha concluso Alierta, intervenendo alla conference call di presentazione dei dati finanziari della società relativi al 2009.

Intanto in Italia il dibattito sulle "nozze" continua a tenere banco, anche alla luce della recente inchiesta sul riciclaggio che vede coinvolta Telecom Italia Sparkle. La maxi indagine della magistratura inciderà o no sulle decisioni di Telefonica? E' questo l'interrogativo che occupa le pagine dei nostro quotidiani.

Secondo quanto scrive oggi Massimo Giannini su Repubblica  “lo scandalo dei furbetti del telefonino, avrà effetti pesanti sul sistema economico e sugli assetti di potere -. Il terremoto giudiziario ha un epicentro visibile nelle telecomunicazioni, ma i danni collaterali si abbatteranno sull´industria, la finanza, la politica, incidendo su alcune partite strategiche nelle più importanti aziende del Paese”.

L’effetto principale dell’operazione ribattezzata Telefoni Puliti è che la fusione “finisce in frigorifero” con conseguente sconfitta dell’asse Berlusconi-Letta-Geronzi che quell’operazione l’hanno caldeggiata.

“Come sostiene un autorevole esponente dell´establishment del Nord – prosegue Giannini – solo un illuso può pensare che Telefonica faccia un´Ops su un gruppo oggetto di indagini così pesanti, costretto addirittura a rinviare la presentazione del bilancio”. Risultato? “Le telecomunicazioni italiane resteranno ancora a lungo in un limbo indefinito, mentre i valori di Borsa continuano a svaporare. L´effetto secondario dell´inchiesta romana riguarda gli assetti futuri della Galassia del Nord e dei suoi satelliti. Ed anche in questo caso a subire un contraccolpo è di nuovo la filiera Berlusconi-Letta-Geronzi”. E per altri due motivi.

“Il primo motivo riguarda l´organigramma di Piazzetta Cuccia. Lo scandalo telefonico può diventare una pietra tombale definitiva sulle ambizioni di Marco Tronchetti Provera – si legge -. Il patron della Pirelli, anche se ha smentito l´ipotesi, era in corsa per salire sul trono di Mediobanca, secondo i piani originari di Geronzi, prossimo al trasloco alle Generali. Ma anche l´inchiesta su Sparkle, che parte dal 2003 e si aggiunge a quella sullo spionaggio fatta esplodere da Tavaroli e Cipriani, chiama in causa proprio gli anni della gestione Tronchetti dentro Telecom”. Quell´inciso dell´ordinanza del gip di Roma pesa come un macigno, secondo Repubblica.

“C´è con evidenza solare il problema della responsabilità dei dirigenti della capogruppo Telecom: c´è stata totale omissione di controllo oppure piena consapevolezza”. A questo punto il percorso che Geronzi aveva ideato per la sua successione non è più percorribile. Secondo Giannini dovrà insistere su due alternative: “ Lamberto Cardia o Vittorio Grilli. Con piena soddisfazione di Alessandro Profumo, pronto a dare battaglia su Mediobanca”.

Il secondo motivo riguarda di nuovo Telecom Italia. “Geronzi ha ingaggiato da mesi un braccio di ferro sotterraneo con Bernabè – sottolinea Repubblica -. Lo considera troppo ostinato nella strategia dello ‘stand alone’ e troppo pignolo su certe partecipazioni (proprio il caso Sparkle, che Bernabè aveva messo tra le prossime dismissioni necessarie per il gruppo, è una di queste). Ecco perché l´erede di Cuccia auspicava da tempo un ribaltone ai vertici Telecom: via Bernabè, testardo nella difesa della Telecom attuale, e al suo posto Stefano Parisi, pronto ad aprire la porta agli spagnoli”.
 
Parisi è indagato per la stessa inchiesta e si dichiara “parte lesa”. Ma “le sue aspirazioni, e quelle di chi lo sosteneva nella sua corsa, risultano momentaneamente vanificate”. Con parziale soddisfazione di Bernabè, che a questo punto può riprendere fiato nella sua guerriglia interna all´azienda. E di Corrado Passera, che in Telco è il più convinto sostenitore di un “piano B” per Telecom, analogo a quello che Intesa costruì per Alitalia.
“Ma fino a quando reggeranno, tra queste macerie, le telecomunicazioni italiane? Aspettavamo da tanto tempo la 'banda larga'. Ma non era quella scoperta dalla Procura di Roma", conclude Giannini.

A pensarla in maniera diametralmente opposta La Stampa. Nel suo retroscena Francesco Manacorda scrive che il caso Sparkle “aggiunge qualche incognita  ai conti del gruppo e può rappresentare  un elemento frenante, ma in ogni caso la prospettiva iberica (secondo fonti vicine al dossier) resta”.

Secondo il quotidiano stando agli umori dei soci Telco quella della fusione sarebbe una scelta obbligata. “Obbligata per la mancanza di alternative – si precisa -. Visto che pochissimi paiono credere al successo di un piano stand alone che veda Telecom procedere senza integrazioni né tantomeno soci finanziari”. Inoltre i soci non avrebbero nessuna intenzione di mettere mano al portafoglio per un aumento di capitale. “Tanto che alla fine nell’orbita di Telefonica dovrebbe rientrare anche la rete Telecom, il pezzo più pregiato della società”, precisa Manacorda.

“Le prossime settimane saranno destinate alla quadratura di questo difficile cerchio - conclude La Stampa -. Tenere la rete nel perimetro di Telefonica, assicurando, magari attraverso una scatola societaria distinta e un management autoctono - che almeno la bandiera italiana continui a sventolare.

26 Febbraio 2010