SuperGoogle non piace agli Isp. Ma neanche a Wall Street

BANDA LARGA

L’annuncio dell’esperimento con cui Google porterà Internet a 1 Giga a 500mila famiglie americane entusiasma i consumatori ma non piace agli Isp e rende nervosi gli investitori

di Patrizia Licata
L’annuncio dell’ingresso di Google sul mercato della banda larga (offrirà a un campione di 500mila americani un servizio Internet superveloce) ha destato grande eccitazione fra consumatori ed esperti del settore: con una connessione 100 volte più veloce di oggi sarà più facile godersi i video e i giochi online, scambiare foto e messaggi con gli amici e fruire di molti altri servizi, anche contemporaneamente.

Ma sono più dubbiosi, talvolta preoccupati, gli operatori tradizionali che finora hanno controllato l'ultimo miglio, ovvero la connessione della rete alle case, dal colosso telecom Verizon all’operatore del cavo Time Warner.

Come si legge sul CorrierEconomia, alcune aziende hanno cercato di minimizzare la mossa di Google bollandola come un’operazione di marketing; altre invece temono che il gigante della web search stia sempre più cedendo alla tentazione monopolista di controllo della blogosfera. Capire le vere intenzioni di Google non è facile, ma quel che è sicuro è che gli investitori non si fidano: SuperGoogle non convince Wall Street e le sue azioni sono calate del 14% da inizio gennaio contro il 3-4% della media di Borsa.

“Google fa sul serio e questo è solo l’ultimo passo della sua sfida agli Internet service provider tradizionali”, secondo il consulente Bill Arnaud. “Lo studio appena pubblicato da Arbor Networks sul traffico globale via Internet degli ultimi cinque anni mostra come la maggioranza non passi più dalle infrastrutture degli operatori tradizionali, ma avvenga direttamente fra i giganti che gestiscono e distribuiscono i contenuti, come Google”. Arnaud spiega al CorrierEconomia come gli ingenti investimenti di Google nei suoi centri di elaborazione dati sparsi per il mondo e collegati fra loro con le reti di dark fiber (cavi di fibre ottiche sotterranei comprati a prezzi stracciati dalle telecom in crisi) abbiano già creato negli ultimi anni un sistema alternativo attraverso il quale Google si connette direttamente anche ai suoi grandi clienti aziendali.

“Il prossimo passo è arrivare direttamente nelle case: mentre Google lo fa nel test su 500mila famiglie, magari spera di trovare una soluzione innovativa per allargare l’offerta a tutti”, dice Arnaud. Google nega che il suo fine ultimo sia scavalcare gli Isp: “Non vogliamo costruire un network nazionale. I consumatori oggi hanno di fronte un duopolio della banda larga e il nostro esperimento non cambierà questa situazione”.

Ma, appunto, “Google è stanca del duopolio di telecom e operatori via cavo che offrono al massimo 10-25 megabit di velocità Internet e con il suo esperimento a 1.000 megabit nelle case vuole alzare lo standard, mostrando quanti più contenuti potrebbero essere goduti dai consumatori”, osserva Mark Horinko, presidente di N4group. Google in particolare ha voluto mandare un messaggio alla Fcc in vista della pubblicazione del piano nazionale per migliorare le diffusione della banda larga.

“Se volesse, Google avrebbe i soldi (25 miliardi di dollari liquidi) e le competenze per farsi il suo network a banda larga”, dice Alessandro Piol, venture capitalist esperto di telecom. “Ma credo che per ora il suo obiettivo sia garantirsi la neutralità di Internet, cioè impedire che i provider facciano pagare di più chi usa una fetta maggiore di banda”.

Secondo N4group, l’esperimento potrebbe costare a Google fino a 2 miliardi di dollari, una cifra sufficiente a rendere nervosi gli investitori, già preoccupati per il conflitto con il governo cinese e per i nuovi fronti aperti da BigG, come la vendita diretta del proprio telefonino Nexus One o il varo del nuovo servizio di networking sociale Buzz. C’è chi teme che Google perda la concentrazione sul business che l’ha resa grande e profittevole, la pubblicità. Di qui la “bocciatura” di Wall Street.

01 Marzo 2010