Conservazione dei dati. La Germania sfida la Ue

LA SENTENZA

Dichiarata incostituzionale la legge antiterrorismo del 2008, in linea con una direttiva europea, che obbliga ad archiviare per sei mesi i dati relativi a comunicazioni telefoniche e telematiche. Le informazioni salvate finora “vanno cancellate subito”

di Patrizia Licata
La Corte costituzionale tedesca ha considerato ieri illegittima una legge del 2008 che impone alle società di telefonia di salvare per sei mesi le informazioni sulle telefonate in Germania: il tribunale ha chiesto di cancellare tutti i dati finora immagazzinati e ha consigliato al governo di mettere a punto nuove norme che rispettino la privacy e rendano trasparente l’uso di dati che nella legge del 2008 riguardavano anche i messaggi di posta elettronica, le sessioni di connessione a Internet e gli sms, come riportato da Il Sole 24 Ore.

La legge approvata dal precedente governo democristiano-socialdemocratico aveva come obiettivo di garantire alla polizia le informazioni necessarie per combattere il terrorismo, in linea con una direttiva europea. La misura ha finora imposto alle aziende di telefonia di memorizzare data, ora e numeri di telefono, ma non il contenuto della conversazione.

Secondo la Corte, tuttavia, il provvedimento non rifletteva il giusto equilibrio tra il desiderio di garantire la sicurezza e l’impegno a proteggere la privacy in un Paese in cui – memore del periodo nazista – la paura dello stato di polizia rimane radicata. Le informazioni salvate finora “vanno cancellate subito”, ha ingiunto ieri il presidente del tribunale, Hans-Jurgen Papier.

La decisione della Corte è scattata dopo che a Karlsruhe sono arrivati circa 35mila ricorsi, un record nella vita del tribunale costituzionale. La sentenza è stata accolta positivamente dai liberali dell’Fdp, partner di minoranza del nuovo governo del cancelliere Angela Merkel. “Il salvataggio di dati telematici a tappeto deve rispettare alla lettera la Costituzione per essere accettabile”, ha detto il ministro della Giustizia, la liberale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger.

La Corte tuttavia non ha vietato di per sé all’esecutivo di imporre alle società la raccolta di informazioni relative alle conversazioni telefoniche: l’indicazione è di trovare una nuova norma che sappia affrontare meglio la delicata e complessa questione della moltiplicazione dei dati digitali, che rende necessario esercitare forme di controllo, rispettando al contempo il diritto alla riservatezza.

03 Marzo 2010