La difesa di Sparkle: "I vertici potevano non sapere"

L'INCHIESTA SUL RICICLAGGIO

In trenta pagine i difensori dell'azienda coinvolta insieme con Fastweb nell'inchiesta sul riciclaggio spiegano perché il commissariamento non è necessario

di Mila Fiordalisi
E' stata messa nero su bianco in una trentina di pagine la difesa di Telecom Italia Sparkle, azienda coinvolta insieme con Fastweb nell'inchiesta sul riciclaggio. Obiettivo dei legali della società, Severino e Dinacci, è evitare l'interdizione e ancor peggio il commissariamento.

"I vertici di una società possono non sapere di illeciti commessi dai manager. Questo principio vale nonostante la legge 231 quando un'azienda puo' dimostrare di aver fatto tutto quanto in suo potere per evitare il generarsi di una truffa", è in sintesi la posizione dei legali di Sparkle. A riferirlo è il quotidiano Il Giornale. La legge 231 è un'arma può uccidere legalmente una persona giuridica, si legge nell'articolo.

"'Mentre la misura cautelare misura cautelare personale comprime ma non annulla definitivamente la libertà dell'individuo, al contrario l'interdizione nelle sue varie forme e ancorché disposta per un periodo limitato è idonea a produrre effetti letali non voluti e quindi estranei e sproporzionati rispetto alla finalità della cautela". Secondo i legali, inoltre "manca del tutto il pericolo di reiterazione dell'illecito amministrativo". I legali precisano che "Sparkle ha adottato sin dal 3 novembre del 2003 e dunque in epoca antecedente gli illeciti contestati, un modello organizzativo volto a prevenire il compimento di reati che possano dare luogo a responsabilita' ex 231 della Societa''.

11 Marzo 2010