Frequenze, quella "svista" sull'Italia nella tabella Ue

SVOLTA 5G

La Commissione ha elaborato un "impact assessment" delle grandi manovre previste per lo spettro radio europeo. Lo studio sull'impatto si basa sulla fotografia dei vari Paesi membri dal punto di vista delle frequenze. Ma sul nostro Paese c'è qualcosa che non va. Tutto da rifare?

di R.C.

E' uno studio di 75 pagine l'"Impact assessment", la valutazione dell'impatto elaborato dallo staff della Commissione Ue che accompagna la proposta della maxi-svolta che aspetta l'etere europeo. La proposta di decisione del Parlamento Ue e del Consiglio sul diverso uso delle frequenze comprese nella fascia 470-790 Mhz, è stata presentata nei giorni scorsi sollevando più di una polemica da parte dei broadcaster.

La grande manovra che l'Europa si prepara a fare prevede la destinazione, entro il 2020, della fascia 700 Mhz alle comunicazioni mobili in vista di una spinta sul 5G in grado di abilitare i futuri sistemi di Internet of Things. Non solo: alle Tv che dovranno "traslocare" dalla preziosa fascia 700 Mhz si prevede di destinare gli spazi frequenziali sotto quella fascia. Lasciando ai vari Paesi la scelta di conservare sistemi di trasmissione di audiovisivi in Dvbt oppure di poter sfruttare i nuovi sistemi in modalità downlink

Quali saranno i costi e le conseguenze del lungo processo per i vari Stati che dovranno armonizzare le proprie azioni in questo senso? La frammentazione regolatoria e spettrale degli Stati europei necessita di una ricognizione puntuale in vista della futura armonizzazione richiesta dalla Ue. Ed è quello che il documento fa esaminando problemi ricorrenti, le varie politiche adottate, e la situazione della banda 700 Mhz dal punto di vista delle assegnazioni effettuate nei vari Paesi: chi detiene insomma quelle frequenze? E ancora per quanto tempo?

La risposta è nel monitoraggio dove però a sorpresa spunta un errore: in Italia, si dice in una tabella, la data di scadenza delle licenze per le frequenze 700 Mhz è il 2023. In linea cioè, grosso modo, con quella che si trova negli altri Paesi dove le licenze scadono tutte in un periodo di tempo che va da 2015 (come in Francia e Germania dove infatti sono già state fatte le aste di assegnazione agli operatori di Tlc mobili) al 2026 della Slovenia. Ma non è così: la "expiry date" delle licenze per i 30 mux italiani è il 2032, 10 anni dopo.

Una svista? Certo è che l'aggiornamento potrebbe costare alle previsioni d'impatto qualche modifica nelle conclusioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 11 Febbraio 2016

TAG: frequenze, assessment, commisisone ue

SCARICA L'APP PER IL TUO
SMARTPHONE O TABLET
App Store App Store