Ftth, la grande marcia in Europa

STUDIO IDATE

Dati 2016 sulla penetrazione delle connessioni in fibra ottica sull'ultimo miglio: Spagna e Francia crescono vertiginosamente, ma sono Lituania, Lettonia e Svezia i Paesi coi maggior tassi di adozione. Italia davanti a Germania. Cardani (Agcom): "Più che un'unica tecnologia occorre flessibilità"

di Domenico Aliperto

ULTRABROADBAND, L’Ftth AVANZA IN EUROPA

Presentati all’Ftth Conference 2016 i dati sulla penetrazione delle connessioni in fibra ottica sull’ultimo miglio. Spagna e Francia crescono vertiginosamente, ma sono Lituania, Lettonia e Svezia i Paesi coi maggior tassi di adozione. L’Italia ancora al palo, ma davanti a Germania e UK. Cardani: “Sulla banda larga al nostro mercato più che un’unica tecnologia occorre flessibilità”.

 

 

Cresce il numero dei contratti Ftth (Fiber to the Home) in Europa. Nei primi nove mesi del 2015 le sottoscrizioni al servizio nel Vecchio continente sono infatti aumentate del 19%, raggiungendo gli oltre 35,9 milioni di utenti. Gli edifici cablati sono ora 127 milioni, con un incremento del 17%. A dirlo sono i dati dello studio IDATE promosso da Ftth Council Europe (l’associazione dei player attivi nel settore del cablaggio ottico) e presentato stamattina durante la Ftth Conference 2016, di scena in questi giorni in Lussemburgo.

L’analisi considera sia l’Ftth vero e proprio, ovvero con la fibra ottica che raggiunge i singoli appartamenti o moduli abitativi, sia l’Fttb, acronimo di Fiber to the Building che descrive la soluzione che collega gli edifici ai cabinet con la fibra, portando il segnale negli appartamenti attraverso il doppino in rame.

Attualmente la Russia gode del più alto numero di utenti in valore assoluto, con 15 milioni di contratti attivi, seguita dalla Spagna (2,6 milioni con una crescita rapidissima nell’ultimo anno: 65%), dalla Francia (2,4 milioni con un tasso di crescita pari al 31%) e la Romania, che conta 2,3 milioni di sottoscrittori. Rispetto al tasso di penetrazione, però, sono Lituania (37%), Lettonia (36%) e Svezia (36%) i paesi leader di una classifica composta da 29 mercati e che vede l’Italia posizionarsi con una percentuale dell’1% al 26esimo posto, di poco davanti alla Croazia, alla Germania e alla Polonia, i quali hanno appena fatto il proprio ingresso in questo ranking che (considerando solo i mercati che superano la fatidica soglie dell’1%)  non include, per esempio, il Regno Unito e l’Austria. Attualmente sono sette i Paesi in cui il tasso di penetrazione supera il 20%.

Il confronto con il resto del mondo evidenzia come l’Europa sconti ancora un gap non indifferente soprattutto rispetto ad alcuni Paesi dell’Estremo e del vicino Oriente. La Sud Corea è il vero campione dell’Ftth, con un tasso di penetrazione del 75%, seguita a distanza molto ravvicinata dagli Emirati Arabi Uniti, da Singapore (72%) e dal Qatar (71%), con a seguire Hong Kong (70%) e Giappone (51%) a cui si aggiunge un outsider: l’Uruguay che ha fatto registrare un punteggio del 42%. La Cina è ancora nella parte alta della classifica, con una penetrazione del 19%, mentre gli Stati Uniti si piazzano a metà (13%).

Lo studio IDATE ha analizzato in tutto 336 progetti di cablaggio portati avanti nel gruppo dei Paesi EU39 (per questo sono state considerato, per esempio, anche Russia, Turchia e Ucraina) e ha evidenziato l’impegno sempre maggiore dei leader di mercato nell’ambito telco, il cui peso è passato in quattro anni dal 21% al 45% dell’intero mercato, sottraendo quote a competitor più piccoli con offerte alternative, che nel 2011 costituivano addirittura il 71% del mercato. Perde quota anche l’iniziativa degli enti locali e delle utility, che passano dall’8% del 2011 al 4% del 2015.

“La ricerca conferma il movimento degli operatori verso la tecnologia Fiber to the Home”, commenta Edgar Aker, presidente dell’Ftth Council Europe. “I casi di Francia e Spagna, con la loro crescita a doppia cifra in soli nove mesi, dimostrano inoltre che la concorrenza è alla base dello sviluppo del settore e che la domanda c’è: laddove i consumatori e le imprese hanno la possibilità di avere l’ultrabroadband, i contratti aumentano. Ma se da una parte abbiamo la sensazione che la Commissione europea ora tenda a favorire un ambiente ‘fiber friendly’, dall’altra pensiamo che gli operatori devono comunicare meglio la propria presenza e le proprie offerte”.

Interpellato da CorCom, Aker ha fatto anche riferimento al contesto italiano, dove persino un alfiere della fibra ottica come Fastweb sta seguendo un piano di sviluppo che al cablaggio ex novo affianca l’implementazione dell’ultimo miglio in rame sfruttando le tecnologie G.Fast, Vectoring e Vdsl enhanced. “Comprendiamo la posizione degli operatori in Italia, e tra l’altro molte delle nostre aziende sono in prima persona impegnate nello studio del G.Fast, che si rivelerà utilissimo nei progetti FTTB. Ma visto che l’aggiornamento del cabinet ha comunque un costo e rappresenta una soluzione temporanea, continuiamo a preferire l’idea che le risorse vengano investite per la posa di fibra almeno fino all’edificio, dando vita così a una soluzione longeva”. Per Aker la questione trascende la capacità trasmissiva della banda: la qualità e la latenza del segnale devono essere garantite soprattutto nell’ottica dell’avvento dell’Internet of Things e delle reti 5G, che non potranno prescindere dalla larga diffusione delle tecnologie ottiche.

All’Ftth Conference Corcom ha anche incontrato Angelo Cardani, presidente di Agcom, invitato come speaker a una delle tavole rotonde della sessione plenaria, dove ha ribadito che la priorità in una strategia paneuropea di infrastrutturazione broadband è la flessibilità. “Sarebbe bello poter disegnare uno scenario regolatorio chiaro e capace di stimolare la concorrenza”, ha detto Cardani, “ma temo che alla velocità con cui avanza il mercato, l’impianto sarebbe obsoleto appena dopo la sua pubblicazione. Politicamente, geograficamente e storicamente l’Europa è composta da aree molto eterogenee tra loro, e per questo ciascuna comunità dovrebbe scegliere la soluzione più appropriata per le proprie esigenze peculiari. Non dovremmo forzare le persone ad adottare una determinata tecnologia, ma solo fare in modo che i parametri su cui funzionano le varie tecnologie siano omogenei per garantire la vera connettività a chiunque. L’Ftth - ha aggiunto il numero uno di Agcom - è solo una delle molteplici soluzioni che si possono adottare. È ovviamente la più avanzata e quella auspicabile se si intende realizzare infrastrutture ex novo, e che soprattutto possano essere utili anche alle prossime generazioni. Ma torno a dire che specialmente in un Paese come l’Italia è necessario pensare a scelte che diano la precedenza alla flessibilità richiesta dalle specifiche situazioni”.

 

 

 



 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 17 Febbraio 2016

TAG: ftth conference 2016, Edgar Aker, angelo marcello cardani, agcom

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