Internet of Things, la Scandinavia vuole la leadership

LO STUDIO

Ci saranno più di 5 oggetti connessi a testa nei paesi nordici nel 2020: 150 milioni in totale per 2 miliardi di euro di revenue. L'evoluzione è guidata dalle auto connesse, ma anche da edifici e device medici smart

di Patrizia Licata

E' già boom della Internet of Things nei paesi nordici ma Svezia, Norvegia, Finlandia e Danimarca sono pronti a cavalcare la loro spiccata propensione a adottare le nuove tecnologie per assumere una leadership europea, soprattutto in alcuni settori, come l'automotive. Secondo il nuovo studio realizzato da TeliaSonera e Arthur D. Little, il numero di device connessi nella regione è già cresciuto del 16% rispetto all'anno scorso e entro il 2020 ci saranno più di cinque device connessi per persona, per un totale di 150 milioni di connected things. La digitalizzazione e i nuovi ecosistemi IoT, in particolare le auto connesse, sono il traino della crescita e, sottolinea lo studio, questa è solo la fase iniziale.

"Dobbiamo ancora vedere espresse tutte le fantastiche possibilità che la IoT ci porterà", afferma Hans Dahlberg, capo di TeliaSonera Global IoT Services. "Ma sappiamo fin da ora che questa rivoluzione darà grandiose nuove opportunità alle persone e alle aziende, e alla società in generale. Le case diventeranno più sicure, le città intelligenti, le aziende più efficienti. Quando le cose sono connesse e comunicano tra loro si trasformano in piattaforme per il cambiamento".

"Questi sono anni cruciali: la capacità di adottare oggi la IoT definirà i leader digitali di domani nei paesi nordici", aggiunge Martin Glaumann, partner di Arthur D. Little.

Il fatto che gli oggetti possano efficacemente comunicare tra loro viene identificato dal report come il trend chiave che guida la trasformazione: nel lungo termine, i veicoli connessi diventeranno sistemi di trasporto intelligenti, i device medici evolveranno in sistemi di assistenza incentrati sul paziente, le case e gli edifici connessi daranno vita alle smart cities.

TeliaSonera e Arthur D. Little stimano che le entrate della IoT nei paesi nordici cresceranno del 17% annuo fino al 2020, quando si prevede un valore totale di quasi 12 miliardi di euro con 150 milioni di cose connesse e comunicanti. Tra queste connected things le auto connesse sono al primo posto: navigazione, assicurazione, diagnostica del veicolo, noleggio e car-sharing sono le prime applicazioni che stanno già formando l'ecosistema delle connected cars nella regione creando nuove offerte e valore per i consumatori e rinnovando i modelli di business.

"L'industria automobilistica è stata pioniere e ha compiuto grandi progressi l'anno scorso", sottolinea Hans Dahlberg. "Altri settori possono imparare da questo caso di successo e noi ci aspettiamo che i paesi nordici, con le loro amministrazioni progressiste, una popolazione molto avvezza all'uso della tecnologia e un forte settore automotive in Svezia, siano leader in questo sviluppo".

"Tutti i settori industriali dovrebbero prestare attenzione alle evoluzioni delle connected cars: quel che succede nel mondo automotive oggi, si ripeterà in altri settori domani", ribadisce Martin Glaumann.

Il mercato scandinavo per i veicoli connessi vale attualmente 600 milioni di euro ma lo studio prevede un incremento fino a oltre 2 miliardi nel 2020 con un tasso di crescita annuale del 28%: per quell'anno il 50% di tutte le auto sarà connesso a Internet e svedesi, danesi, norvegesi e finlandesi spenderanno in media 75 euro a testa ogni anno sulle auto connesse. 

©RIPRODUZIONE RISERVATA 19 Febbraio 2016

TAG: Internet of Things, TeliaSonera, Arthur D Little, IoT, Hans Dahlberg, Martin Glaumann, connected cars

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