Golden share, Bruxelles mette in mora l'Italia

UNIONE EUROPEA

Secondo la Ue i poteri speciali attribuiti allo Stato in aziende partecipate - come Eni, Enel, Finmeccanica e Telecom - violano la legislazione europea sul mercato unico "poiché in contrasto con i principi della libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali"

di Enzo Lima
La Commissione europea ha dato oggi il via libera all'invio all'Italia di una lettera di messa in mora complementare nell'ambito della procedura d'infrazione, aperta lo scorso novembre per il mancato adeguamento della normativa nazionale alla sentenza con cui la Corte di giustizia Ue ha bocciato la golden share. Lo ha reso noto la portavoce del Commissario Ue al mercato unico, Michel Barnier, precisando che si tratta di un ''atto procedurale'' legato all'entrata in vigore del Trattato di Lisbona.

Il nuovo Trattato, al fine di rendere più incisivi gli interventi della Commissione e della Corte, ha modificato l'iter della procedura finora seguita nei confronti degli Stati membri che non abbiano rispettato le norme europee e le sentente della stessa Corte Ue.
In particolare, l'iter e' stato velocizzato introducendo la possibilità di saltare la seconda e ultima tappa della procedura d'infrazione, quella del cosiddetto "parere motivato", passando direttamente dalla messa in mora al deferimento alla Corte di giustizia, una fase in cui è anche previsto che vengano proposte sanzioni pecuniarie.

La messa in mora complementare, osservano fonti di Bruxelles, rappresenta quindi un atto dovuto per segnalare allo Stato
membro interessato, in questo caso l'Italia, la nuova base giuridica su cui poggia ora la procedura d'infrazione. Procedura
aperta dalla Commissione il 20 novembre scorso per la mancata esecuzione di quanto disposto dalla Corte nel marzo 2009.
La sentenza dei giudici comunitari stabilisce che i poteri speciali attribuiti allo Stato in aziende partecipate - come Eni, Enel, Finmeccanica e Telecom - violano la legislazione europea sul mercato unico poichè sono in contrasto con i principi della libertà di stabilimento e la libera circolazione dei capitali.

Lo scorso gennaio, le autorità italiane hanno scritto a Bruxelles fornendo l'assicurazione che si sarebbe proceduto quanto prima a fare il necessario per chiudere la questione.

18 Marzo 2010