Banda larga, il "New Deal" di Obama contro le lobby tv e Tlc

BANDA LARGA

La Fcc pensa a una gara per assegnare frequenze televisive alle comunicazioni wireless e a modificare i criteri di compensazione tra operatorori per sostenre servizi telefonici alternativi

di Alessandro Longo
Ci sono applausi e anche un po’ di invidia per gli Stati Uniti, tra gli esperti italiani che analizzano in questi giorni le 376 pagine del Piano Nazionale Banda Larga, presentato da Fcc (i regolatori Tlc Usa).
Il piano decennale infatti mette nero su bianco tutti i desideri del settore: sviluppo della rete fissa e mobile, apertura alla concorrenza, sostegno alla domanda, alfabetizzazione degli utenti. Fcc progetta di andare avanti come una rivoluzione culturale, un carro armato che spariglia le carte e lo scacchiere delle lobby, in nome del progresso. Ed è proprio questa l’incognita: che poi le lobby possano ostacolare il piano. Una possibilità già messa in conto da commentatori sul New York Times, Wall Street Journal e BusinessWeek.
Ma il fascino del piano resta intatto, soprattutto agli occhi degli esperti italiani: disegna a tre dimensioni come sarà la rete, la domanda e l’offerta, nel 2020. “Un New Deal. Il Paese si dà un obiettivo strategico, sfidante, su un obiettivo di lungo periodo” commenta Cristoforo Morandini, dell’osservatorio Banda Larga.

“Un piano molto ambizioso, che si può riassumere in tre misure”, aggiunge al Corriere delle Comunicazioni Maurizio Dècina, ordinario di Reti al Politecnico di Milano. La prima riguarda la domanda e l’offerta: un investimento di 9 miliardi di dollari (in aggiunta ai 7,2 già approvati per lo sviluppo della banda larga nelle aree rurali). L’obiettivo è di garantire almeno 4 megabit al secondo alle abitazioni nelle zone rurali, 100 Mbps “economici” a 100 milioni di case, e connessioni ad almeno 1 Gigabit alle istituzioni (scuole, biblioteche, uffici pubblici…). L’Universal Service Fund (8 miliardi all’anno) sosterrà l’alfabetizzazione informatica estendendola al 90% della popolazione (dall’attuale 65). La seconda misura servirà a realizzare una rete wireless nazionale per la pubblica sicurezza dei cittadini, con 6,5 miliardi di dollari.
“La terza misura è forse la più dirompente e riguarda la Mobile Future Auction”, aggiunge Dècina. Fcc pensa a una gara per assegnare frequenze tv alle comunicazioni wireless banda larga. “Si tratta di circa 500 megahertz, una banda enorme che va ad aggiungersi allo spettro tv già assegnato al wireless nel 2009”, continua.

Qui Fcc colpisce le lobby delle tivù, ma ne ha anche per quelle dei cellulari: progetta di modificare in 10 anni i criteri di compensazione tra operatori (le tariffe di interconnessione), portandole verso il flat-rate. Mira così a sostenere servizi telefonici alternativi, come quelli su Internet (VoIp). “Gli Usa riconoscono di essere in ritardo, di avere ampie fasce di esclusi dall’innovazione digitale, di avere una carenza di frequenze che rischia di penalizzare lo sviluppo di un ecosistema (quello mobile) di importanza vitale - riassume Morandini -. Con gli interventi proposti, gli Usa vogliono riconquistare il primato del mercato dell’innovazione”, continua.
“Gli Usa fanno sul serio quando parlano di larga banda e sono convinti che la leadership in questo settore sia foriera di grandi benefici economici per il Paese”, aggiunge Dècina. Viene immediato il confronto con l’Italia: “In Italia invece l’attenzione del governo è rivolta ad altre priorità, quindi le risorse in gioco per l’accesso a Internet sono minime, nulla si fa per l’alfabetizzazione informatica e lo spettro radio sembra essere blindato per i prossimi quattro anni, al servizio esclusivo dei broadcaster”.
Sulla stessa linea Juan Carlos De Martin, professore del centro studi Nexa su Internet & Società al Politecnico di Torino: “Il Piano è un prodotto di quel pensare strategicoal futuro di un Paese che mi sembra manchi così tragicamente in Italia”. Attenti però a non dare già per realizzato il piano: anche negli Usa ci sono lobby che remano contro. “Il piano probabilmente genererà una battaglia tra le lobby delle industrie della tv e delle Tlc”, avvisa Dècina.

I broadcaster si stanno già opponendo al piano, facendo lobby al Congresso che deve approvarlo (scrive il Wall Street Journal). Gli operatori mobili hanno fatto fallire un precedente piano con cui nel 2008 Fcc voleva creare un’enorme rete wireless gratuita negli Usa. E anche se l’industria non dovesse remare contro, non è detto che sosterrà il piano di Fcc con proprie iniziative. Serve però anche il supporto dei privati, non solo fondi pubblici (per quanto ingenti), per portare gli Usa in una nuova era digitale. Lo sa bene l’Italia, che su un’ipotetica società della rete pubblico-privata sta scommettendo il futuro della banda larga.

22 Marzo 2010