Palm in bilico fra cessione e fallimento

LA CRISI

Le perdite hanno superato quota 100 milioni di dollari e le cose potrebbero ulteriormente peggiorare: le vendite di Palm Pre e Palm Pixi non decollano e restano sugli scaffali la metà degli smartphones. In forte calo il market share

di Davide Lombardi
Palm è impegnata in una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Azioni e quota di mercato dell’azienda statunitense sono in caduta libera, tanto che gli analisti hanno messo in discussione il futuro stesso della società, sempre più in bilico fra cessione e fallimento.

Il sesto maggior produttore al mondo di smartphone ha annunciato la scorsa settimana che le vendite di Palm Pre e Palm Pixi – i suoi prodotti chiave – ammonteranno a 150 milioni di dollari, meno della metà delle previsioni degli analisti. Le azioni dell’azienda sono scese del 60% rispetto allo scorso anno.

Il gruppo ha un cash netto di 205 milioni di dollari. Il fatturato del terzo quarter fiscale 2010 è di 350 milioni, rispetto ai 90 del precedente. Ma le perdite hanno superato quota 100 milioni. Inoltre, le revenues riguardano gli smartphone venduti ai negozi, che restano in gran parte sugli scaffali. Palm ha consegnato 960mila smartphone nell’ultimo trimestre, ma ne sono stati venduti solo 400mila.

Palm si è lanciata nel mercato degli smartphone pochi anni fa con il Palm Pre, dotato di sistema operativo WebOs (che doveva essere il fiore all’occhiello dell’azienda). Ma il Palm Pre è stato un successo solo per poche settimane. Di fronte a una serie di nuovi smartphone come i device Android di Htc, e al successo di iPhone e Blackberry, le prevendite di Palm Pre sono in fase di stallo.

In seguito al lancio avvenuto a giugno le vendite sono calate mese dopo mese. Le vendite di Palm Pre e Palm Pixi ammontavano a 408mila unità da dicembre 2009 a febbraio 2010. Nello stesso periodo sono stati venduti 8,7 milioni di iPhone.

Il market share di Palm è calato al 4,2%, dal 6,5% del 2008. Rim domina il mercato con il 47,8% (50,3 nel 2008), mentre Apple è al 24% (16,5 nel 2008).

Il Ceo Jon Rubinstein ammette che i risultati sono “estremamente deludenti”. Tuttavia lascia intravedere spiragli di ripresa. “Gli sforzi più intensi di formazione sono necessari ai punti vendita per garantire che i rappresentanti delle vendite possano tranquillamente consigliare prodotti WebOs”.

Tuttavia analisti e investitori sono letteralmente sconvolti dalle dimensioni dell’accumulo di scorte nei negozi e dal previsto calo delle vendite nel trimestre in corso. Tanto che gli istituti bancari Canaccord Adams e Morgan Joseph hanno tagliato il prezzo obiettivo del titolo a 0 dollari.

23 Marzo 2010