Sarmi: "Con il broadband mobile servizi sul 100% del territorio"

POSTE ITALIANE

E' la tecnologia l'ingrediente principale della ricetta Poste Italiane per fronteggiare le sfide degli anni a venire. La scommessa dell'Ad Massimo Sarmi fa leva sulla migrazione dalla carta agli strumenti digitali. Riflettori puntati sul commercio elettronico

di Patrizia Licata
Commercio elettronico e polizze sempre più nel futuro di Poste Italiane, per bilanciare il declino dei settori tradizionali: si scrivono meno lettere ma il business digitale viaggia più veloce che mai. Ieri il board ha esaminato i conti del 2009, chiuso a livello di gruppo con un utile netto a 904 milioni (+2,4%) e ricavi a 20 miliardi (+12,6%), grazie anche al successo dei servizi assicurativi (+29%) e delle carte prepagate Postepay (5,6 milioni, +22,8%; l’Ad Massimo Sarmi le definisce la “Coca-cola italiana”).

“Il nostro progetto di mall virtuale è stato appena scelto dal ministero dello Sviluppo economico tra quelli più innovativi: la nostra intelligence tecnologica permetterà di incrociare l’offerta di prodotti delle aziende con il profilo del consumatore di quel tipo di merce, così le Poste diventeranno anche una piattaforma di garanzia del commercio elettronico”, sottolinea Sarmi, intervistato dal Corriere della Sera. “Il prossimo mese, poi, ci aspettiamo il via libera dell’Isvap per Poste Assicura, il nuovo ramo danni che si affiancherà a Poste Vita e al Banco Posta”.

Il gruppo italiano non può permettersi, infatti, di riposare sugli allori. Come per altri settori, anche il servizio postale sta combattendo la lotta intestina tra declino storico della carta e boom del digitale. Per questo l’agenda di Sarmi si divide tra viaggi all’estero per esportare il modello del gruppo italiano (la prossima settimana sarà in Russia), progetti tecnologici all’avanguardia e sviluppo di nuovi servizi per reinventare il lavoro del postino e della rete dei 14 mila uffici postali. “Sul business delle lettere la perdita quest’anno sarebbe stata di oltre 400 milioni”, nota Sarmi. “I nuovi servizi ne hanno generati oltre 200. Non siamo al pareggio ma credo che la crescita dei servizi continuerà”.

Poste Italiane è anche il più grande gruppo del Paese in termini di dipendenti: 154 mila. L’innovazione riuscirà a salvare i postini? “Fino a quando ci sarà bisogno di una rete fisica diffusa sul territorio le Poste ci saranno”, risponde Sarmi. “Ma dobbiamo valorizzare la mobilità in modo più ampio. Già oggi 12 mila postini sono abilitati tramite pos a nuove funzionalità di pagamento”: in pratica, portano a casa del cliente alcuni servizi dell’ufficio postale. In futuro il cliente potrebbe “chiedere la funzionalità di pagamento e prenotazione di una visita medica o anche acquistare farmaci”, anticipa l’Ad. “Il settore sanitario si presta molto bene a questo sviluppo di servizi”.

Proprio la crescita nei servizi permette a Poste Italiane di allontanare il fantasma della ristrutturazione. I sindacati parlano, allarmati, di 5-10 mila esuberi, ma Sarmi frena: il gruppo italiano è in ottima salute, con un ebitd sui ricavi del 13,8% (quello del gruppo postale tedesco è l’1%, in Olanda si viaggia sul 3-4%, Usa e Gran Bretagna sono in rosso). “Abbiamo una redditività elevata pur mantenendo l’occupazione e nonostante le difficoltà della corrispondenza. Ma il lavoro dei manager è anche anticipare e per questo pensiamo a corsi di formazione per favorire la migrazione interna verso servizi nuovi”.

Altro nodo da risolvere è quello della banda larga, necessaria a supportare gli investimenti imponenti fatti da Poste Italiane sui servizi ad alto valore tecnologico. “Non si può essere sommari nel prevedere una banda di larghissima dimensione ma bisogna partire dal mercato”, secondo Sarmi. “L’infrastruttura a tutti si può fare quando le risorse sono ampie. Viceversa bisogna trovare le soluzioni per i servizi offerti. Stiamo pensando di usare la rete mobile di prossima generazione come possibile soluzione radio sostitutiva per aree dove è più difficile arrivare”. Non il wi-max, però: “Abbiamo l’esperienza ma avremmo dovuto partecipare alla gara a livello nazionale e non abbiamo ritenuto di doverlo fare”.

Ma il futuro di Poste è molto variegato: c’è la vendita di servizi all’estero (come il contratto per fornire il servizio di firma digitale in Albania) e anche la fornitura dei servizi per gli incentivi in corso del governo. Sarmi assicura che Poste ci guadagnerà “investendo le giacenze. Per legge dobbiamo acquistare solo titoli di Stato europei, in sostanza quasi tutti italiani. Ma guadagniamo anche così”.

25 Marzo 2010