Bernabè: "Telecom Italia asset importante per il Paese"

BERNABE' SCRIVE A REPUBBLICA

"Con i suoi investimenti Telecom Italia rappresenta uno dei principali propulsori dell'economia nazionale", scrive Bernabè in una lettera a Repubblica. "Dobbiamo mantenere l'integrità dell'azienda a dispetto di quelli che suggeriscono una sua amputazione"

di Patrizia Licata
Franco Bernabè non è il tenente Drogo. E Telecom Italia non è una fortezza isolata, i suoi dipendenti non si interrogano sul proprio ruolo, ma sono ben coscienti che la loro missione è fornire infrastrutture e servizi sempre più efficienti e innovativi per sostenere la competitività del sistema Paese e per rendere più semplice la vita dei cittadini. Risponde così, con una lettera a Repubblica, l’amministratore delegato di Telecom Italia all’articolo pubblicato lunedì 30 marzo da Affari e finanza, in cui la situazione dell’azienda italiana e del suo numero uno veniva accostata a quella del noto romanzo di Dino Buzzati.

Un accostamento “assai poco pertinente”, replica Bernabè oggi. “Ritengo che affermare che Telecom Italia operi ai ‘confini del regno’ o in un ‘avamposto remoto e isolato’ sia profondamente sbagliato e offensivo”.

Telecom Italia, prosegue l’Ad, non sta perdendo né soldi, né valore, né rilevanza strategica. “Negli ultimi due anni, nonostante l’imperversare della crisi economica, il margine operativo lordo organico di Telecom Italia si è stabilizzato intorno a 11,3 miliardi di euro mentre il margine operativo netto nei primi nove mesi dello scorso anno è aumentato passando da 4,1 a 4,3 miliardi di euro”.

Ancora, per quanto riguarda la rilevanza strategica, “basti pensare che nel nostro ultimo piano industriale per il triennio 2009-2011 abbiamo previsto investimenti complessivi in infrastrutture di rete per 6,7 miliardi di euro. Con questi investimenti Telecom Italia rappresenta uno dei principali propulsori dell’economia del nostro Paese”.

Nonostante diversi commentatori si “affardellino per proporre in maniera spesso fantasiosa le proprie valutazioni su quale sia la strada che Telecom Italia deve percorrere”, il gruppo ha le idee chiare sul suo futuro, garantisce Bernabè: “Dobbiamo mantenere l’integrità dell’azienda a dispetto di quelli che suggeriscono una sua amputazione, sostenendo il curioso argomento per il quale una Telecom Italia amputata e quindi impossibilitata a farsi carico degli investimenti per ammodernare la rete, rispondesse meglio alle esigenze del Paese”.

Alla questione regolatoria, sulla base della quale era stata invocata per la prima volta la separazione della rete, Telecom Italia ha risposto con gli impegni presi di fronte all’Agcom e la creazione di Open Access. “Non esiste altro motivo per procedere ad una separazione della rete perché il ragionamento secondo cui la separazione della rete servirebbe a risolvere i problemi finanziari di Telecom Italia è un’argomentazione che cozza non solo contro i limiti del buon senso, ma anche contro quelli della realizzabilità, tenuto conto che i circa 34 miliardi di euro di debiti di Telecom Italia si sostengono proprio anche grazie al valore e ai flussi di cassa generati dalla rete”.

Prosegue Bernabè: “Telecom Italia è in grado di sostenere e ridurre gradualmente l’elevato livello di indebitamento ereditato dal passato continuando a remunerare i propri azionisti”, e ancora: “La verità è che il Paese, per dotarsi delle infrastrutture in grado di sostenere lo sviluppo dei servizi a banda larga e ultralarga e più in generale dell’Ict, deve poter contare sugli investimenti di Telecom Italia”.

E a dimostrazione che i progetti dell’ex incumbent non si fermano, anche in settori nuovi, arriva la notizia, pubblicata dal Sole 24 Ore, del nuovo accordo nell’agguerrito settore della pubblicità locale online siglato con il Gruppo L’Espresso, che, secondo il quotidiano economico, varrebbe 4-5 milioni di euro.

Nel dettaglio Matrix, società controllata da Telecom, ha siglato un contratto per la raccolta degli spot digitali con il gruppo di Carlo De Benedetti, sulla scia di quello già in essere con Rcs e Il Corriere della Sera. La partnership prevede la raccolta pubblicitaria sul canale “directories”, legata dunque alla ricerca per categorie, che verrà inserita su tutti i siti delle edizioni locali di Repubblica.it e delle testate dei quotidiani online del Gruppo L’Espresso. In tutto si tratta di 30 siti di news locali pari a circa 6 milioni di utenti unici, cui vanno aggiunti i 12 milioni di utenti al mese del portale Virgilio, i 6 milioni di clienti Tim e gli 8 milioni di clienti annuali del 1254.

Un accordo “strategico ma dai numeri ancora risicati”, commenta Il Sole, “perché la parte più importante della raccolta pubblicitaria sul web avviene attraverso la ricerca e quindi passa da Google, che nel 2009 ha generato, secondo alcune stime, 350 milioni di ricavi dagli spot: una cifra che potrebbe salire a 500 milioni da qui a dicembre”.

31 Marzo 2010