Telecom e Cisco: 50 milioni per salvare Italtel

LA CRISI

I fondi di investimento non sono più disposti ad aprire il borsellino: a Telecom Italia e Cisco (che possiedono ciascuna il 20% di Italtel) il compito di ricapitalizzare la società e permetterle di sopravvivere. Ma con l'impegno delle banche creditrici

di Patrizia Licata
La trattativa tra le banche creditrici di Italtel e gli azionisti entra in una fase decisiva: secondo quanto risulta a MF, i fondi Clayton, Dubilier & Rice (48,8%), Advent International (8,6%) e Brera Capital (2,2%), che nel 2000 avevano rilevato la partecipazione in Italtel da Telecom Italia (ora al 20%), non hanno intenzione di investire più un euro nella società presieduta da Roberto Quarta e hanno lasciato così a Telecom e Cisco (20% circa) il compito di ricapitalizzare la società e permetterle di sopravvivere.

Dal canto loro, i due soci industriali si sono detti pronti a mettere sul tavolo 50 milioni di nuovo equity, ma a fronte di una serie di impegni da parte delle banche creditrici: Unicredit, Interbanca, Banca Popolare di Milano, Ubi Banca, Arab Banking corporation e Banco Popolare. In particolare, Telecom e Cisco chiedono alle banche lo stralcio di parte dei 234 milioni di debito di Italtel e la conversione in strumenti partecipativi del capitale, la rinegoziazione delle condizioni e delle scadenze del debito residuo e l’erogazione di nuove linee per il working capital.

Le banche però hanno finora fermamente escluso la possibilità di stralciare anche una minima parte del debito. Secondo MF, ieri si è tenuta una lunga riunione tra banche e azionisti, alla presenza di Lazard (advisor di Italtel), Mediobanca (advisor di Telecom Italia), di Dewey&LeBoeuf (advisor legale per le banche) e Labruna Mazziotti Segni, lo studio legale che affianca Italtel. La sensazione è che le trattative continueranno a lungo, fino al 22 aprile, data fissata per la prossima riunione del consiglio di amministrazione di Italtel.

01 Aprile 2010