I giudici romani: "Scaglia accentratore al limite del dispotico"

L'INCHIESTA SUL RICICLAGGIO

Le motivazioni dei pm che hanno portato al rigetto della richiesta di scarcerazione descrivono l'ex numero uno di Fastweb come un manager dalla visione accentratrice. "Non poteva non sapere".

di Mila Fiordalisi
"Una visione aziendale assolutamente accentratrice, al limite del dispotico". Queste le parole messe nero su bianco dai giudici del Tribunale di Roma per descrivere, nell'ambito dell'inchiesta sul riciclaggio, il ruolo di Silvio Scaglia in qualità di presidente del Cda di Fastweb. Motivazioni che hanno portato a rigettare la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali del manager.

Nel documento a firma dei magistrati Giovanna Schipani e Alessandra Boffi e dal presidente del collegio Giuseppe D'Arma, sono state descritte con puntualità le attività illecite: "L'Iva fittiziamente a credito è stata in parte reimpiegata nella realizzazione delle finalità operative della società, mentre la parte preponderante è stata trasferita all'estero per transitare in società compiacenti a volte create appositamente. Il flusso più consistente non è però rappresentanto dall'Iva evasa ma dalla enormità delle poste passive di bilancio per centinaia di milioni di euro, costituenti, relativamente alla operazione traffico telefonico, i fittizi pagamenti a favore delle cosiddette società cartiere I-Globe prima e Planetarium poi le principali, veri e propri fondi neri filtrati in una complessa attività di riciclaggio. Il tutto ufficializzato in bilanci formalmente ineccepibili ove vengono documentati flussi finanziari per centinaia di milioni di euro in un arco di due anni complessivamente"

I giudici sottolineano che "nessuno fra gli indagati (80 le persone coinvolte, fra il management di Fastweb e Telecom Italia Sparkle, ndr), è bene ribadirlo, è stato in grado di fornire una giustificazione su una tale macroscopica discrasia". "L'altra considerazione di pari valenza indiziaria è rappresentata dal fatto che il verificarsi di traffici telefonici solo fittizi era una possibilità tutt'altro che peregrina, e ciò a prescindere da una sottostante condotta umana truffaldina, dato che Fastweb con il business traffico telefonico si è in sostanza limitata a trasportare solamente il segnale di chiamata di un carrier ad un altro senza avere alcun riscontro sul ritorno di informazione".

"Ciò che si vuole sottolineare è che se siffatta conseguenza era insita nel sostema stesso di trasmissione in concreto attuato e se tutti ne erano più o meno al corrente, l'enorme traffico venutosi da subito a sviluppare avrebbe dovuto mettere automaticamente in moto meccanismi di autocontrollo, che evidentemente, se è vero che sono stati svolti, come sostenuto da quasi tutti gli indagati, ciò è avvenuto in modo necessariamente complice e con uno scopo preciso. Allo stato questa è l'unica spiegazione possibile".

"Qualsiasi dichiarazione possa aver reso Scaglia, e con lui tutti gli altri all'unisono, per prendere le distanze dal Focarelli e per sostenere una conoscenza solo superficiale dello stesso, non è attendibile dato che il nome del Focarelli era noto a tutti, compreso a Scaglia che del resto lo ha ammesso. Per quanto concerne l'operazione traffico telefonico Rossetti, uomo di Scaglia come lo ha definito Francesco Micheli, era stato messo al corrente sia la redditività del busisness sia degli eventuali problemi regolamentari e legali connessi, che comunque in passato non sarebbero emersi".

I legali di Scaglia hanno immeditamente replicato alle accuse: "Apprendiamo che il grave indizio nei confronti dell'ex numero uno di Fastweb è il fatto di essere accentratore e dispotico", sottolineano gli avvocati Pier Maria Corso e Antonio Fiorella, che presenteranno ricorso per Cassazione contro il rigetto dell'istanza di revoca della custodia in carcere. "Le motivazioni scritte dal Tribunale del riesame, dopo aver fatto un quadro improbabile di Silvio Scaglia, definendolo un accentratore (quasi questo possa essere reato), in buona sostanza, citando anche dichiarazioni di coindagati assolutamente non significative e già smentite da altri, traggono la seguente conclusione: la custodia in carcere è del tutto proporzionata alla gravità dei fatti".

"Dalla stessa motivazione - aggiungono gli avvocati - risulta ancora una volta un dato inequivocabile: l'unico argomento utilizzato nei confronti di Scaglia è che egli non poteva non sapere. Argomento del tutto inaccettabile che la nostra Cassazione ha assolutamente escluso possa stare a fondamento della responsabilità della persona. Questa conclusione finalenon ha nulla a che vedere con la posizione di Silvio Scaglia, e in ogni caso nulla a che vedere con le esigenze cautelari che nell'ordinanza appaiono del tutto immotivate".

09 Aprile 2010