Lte sì Lte no? E' scontro fra gli analisti

BANDA LARGA MOBILE

Secondo Arthur D. Little basta l'Hspa+ a soddisfare l'attuale domanda di servizi evoluti. Ma la Gsa è su una posizione completamente opposta

di Patrizia Licata
Nessun bisogno per gli operatori di affrettarsi a implementare le nuove reti 3G Lte per far fronte all’incremento del traffico di dati mobili: il monito arriva dalla società di analisi Arthur D. Little. Nel nono telecom report annuale realizzato insieme a Exane Bnp Paribas ("Mobile Internet: blessing or curse?", incentrato sui mercati europei maturi), gli esperti consigliano agli operatori di dedicarsi per il momeno all’upgrade dei loro network Hspa portandoli all’Hspa+; di effetture l’offload dalla rete mobile tramite WiFi o femtocelle; e gestire la domanda per i servizi dati.

"I dati mobili stanno aumentando in maniera esponenziale, noi prevediamo che il traffico crescerà di un fattore 32 entro il 2015," ammette Didier Levy, direttore della divisione telecoms della Arthur D. Little. "Ma gli operatori riusciranno a gestire l’esplosione dei dati mobili con le tecnologie che già esistono, come l’Hspa+, non hanno bisogno di cominciare a implementare l’Lte, né quest’anno né il prossimo”. Al contrario la scorsa settimana la Gsa ha reso noto che 64 operatori in 31 nazioni hanno già in cantiere nuove reti Lte, e 22 saranno attive a fine anno. "Anche se con l’Hspa+ si riesce oggi a trasportare maggiori quantità di dati, l’Lte, che offre ancora più capacità e costi ridotti, è veramente essenziale per far arrivare la banda larga mobile al mercato di massa”, è il parere di Alan Hadden, presidente della Global mobile suppliers association.

Oltre all’Hspa+, che aumenta la capacità e abbassa il costo di delivery per Megabyte, Levy sottolinea che ci sono diversi sistemi che aiutano gli operatori a gestire l’aumento di traffico mobile. Uno di questi è il cosiddetto mobile offload: “scaricare” il traffico appena possibile sulle reti fisse usando o le femtocelle o il WiFi.

"Cisco ha calcolato che addirittura il 30% del traffico di dati mobili potrebbere essere scaricato su rete fissa... Se gli operatori riescono a cogliere questa grande opportunità, noi pensiamo che potranno migliorare il loro flusso di cassa libero anche del 4%”, sostiene Levy.

Ancora, gli operatori possono gestire la domanda crescente introducendo una tariffazione a fasce per i servizi dati su mobile insieme a policy di “fair usage” (uso corretto), oppure far pagare di più chi vuole la garanzia sulla qualità del servizio, suggerisce Levy.

Un altro aspetto che il report Arthur D. Little-Exane Bnp Paribas prende in considerazione è quello dei negozi di applicazioni. Secondo gli analisti, a dispetto della loro popolarità, gli app store non stanno creando una nuova fonte di entrate per gli operatori mobili. "Se ne parla molto soprattutto grazie all’App Store della Apple e all’Android Market, o a iniziative di diversi operatori come Orange e Vodafone, ma il fatto che siano molto usati non si traduce in flusso di revenue", nota Levy, perché solo il 30% dei programmi disponibili sul negozio di applicazioni leader, quello della Apple, sono a pagamento.

"Noi prevediamo che il mercato degli app store in Europa varrà 4 miliardi di dollari nel 2012: una cifra importante, ma che rappresenta solo il 3% del totale delle entrate mobili”, sottolinea Levy. Meglio per gli operatori concentrarsi sulla fornitura di accesso a applicazioni e servizi. “La grande opportunità di guadagno è sul lato accesso”, ribadisce l’analista: “vendere piani tariffari per scambiare dati e fornire piattaforme che abilitano altri servizi come i pagamenti mobili o la pubblicità”. "I negozi di applicazioni sono di importanza strategica dal punto di vista competitivo, ma non per il revenue che creano”, conclude Levy.

14 Aprile 2010