Sulla corsa all'Lte l'Italia rischia il primato

BANDA LARGA MOBILE

Nelle economie occidentali la crisi non frena gli investimenti nelle reti 4G. Anche gli operatori italiani sono alle prese con i trial, ma la mancata assegnazione di nuove frequenze fa traballare il podio nelle tecnologie mobili

di Alessandro Longo
Gli operatori italiani stanno preparando il terreno alla quarta generazione di reti mobili (l’Lte), ma per il lancio commerciale vero e proprio se la prendono comoda: lo prevedono per fine 2011. L’Lte è già realtà però in Scandinavia ed entro fine 2010 sarà attivo anche negli Usa e in Giappone. Sorge il sospetto: che l’Italia rischi di perdere il primato come Paese d’avanguardia sulle nuove tecnologie di rete mobili. Gli operatori italiani non parlano di ritardi ma di prudenza: perché ancora nei prossimi mesi tutti i tasselli dell’Lte non saranno nel posto giusto e quindi non vale la pena affrettare il lancio.

Tra le righe emerge però il dubbio che l’Lte in Italia sarebbe potuto arrivare almeno qualche mese prima se la politica avesse dato una mano. Se lo Stato italiano avesse cioè già assegnato nuove frequenze alla banda larga mobile, come già avvenuto negli Usa e nel Nord Europa. E se le frequenze tarderanno ancora ad arrivare, l’Italia potrebbe mancare anche l’appuntamento del 2011.

Negli Usa invece gli operatori hanno anticipato i tempi: Verizon avrà l’Lte a fine anno, AT&T subito dopo. Ma gli Stati Uniti hanno una rete 3G meno veloce e meno capillare di quella europea; visto che gli operatori dovevano comunque creare una nuova rete banda larga mobile, tanto valeva passare già all’Lte. Pesa però anche il fatto che potranno contare sullo spettro del dividendo digitale. A conferma di ciò: in Scandinavia, dove già sono disponibili le frequenze a 2,6 GHz, Telia Sonera è partita a Oslo e Stoccolma, mentre Telenor-Tele2 lanceranno l’Lte in Svezia entro fine anno. Forse questi lanci anticipati si rileveranno inutili, visto che scarseggiano i terminali. Ma certo è che in Italia l’enigma delle frequenze sta creando incertezze extra sul futuro della banda larga mobile.

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16 Aprile 2010