Call center: "100 milioni per garantire il futuro"

L'INTERVISTA

L'Ad di Almaviva Contact Andrea Antonelli: "E' necessario il 10% di sgravi fiscali per dare una boccata di ossigeno al comparto". Dopo anni di difficoltà nel 2010 l'azienda raggiungerà il break even

di Mario Sette
«L’abbattimento del 10% dell’Irap sortirebbe un beneficio istantaneo e sufficiente per le aziende del mercato dei contact center». Parola di Andrea Antonelli, a capo di Almaviva Contact la società del Gruppo, guidato da Marco Tripi, specializzata nell’informatica e nei servizi di Crm.

Nonostante lo scenario affatto positivo – “l’aumento del costo del lavoro ha impattato sui conti e non è stato possibile recuperare il gap con gli aumenti tariffari”, puntualizza Antonelli – l’azienda ha basi solide per affrontare il futuro con serenità. “Quest’anno raggiungeremo il break even”, annuncia Antonelli. I volumi del business hanno tenuto, nonostante la crisi “che sulle aziende di contact center ha pesato meno che su altri comparti”, puntualizza il manager il quale ci tiene però a sottolineare che il comparto “ha bisogno di essere sostenuto dal governo con interventi di defiscalizzazione”.

Quanto vale la partita?
Basterebbero 100 milioni di euro per garantire i posti di lavoro a tutti e consentire alle aziende di andare avanti. Il conto è presto fatto: il comparto genera quasi un miliardo di euro di business e per alleggerire la situazione al settore servirebbe un 10% in parte dovuto all’Irap. Non si può continuare a ragionare nel breve periodo e non si può pensare che la cassa integrazione rappresenti la soluzione: le aziende di contact center vendono prestazioni, non prodotti, e la prestazione è fatta dal personale. Mandare a casa il personale significa chiudere.

Come si è arrivati a questa situazione?
Le aziende più in difficoltà sono quelle che hanno una ridondanza di personale a fronte di volumi di business in calo: ciascun lavoratore rappresenta per l’azienda un margine fra il 20 e il 25%, quindi ogni lavoratore non attivo comporta una perdita giornaliera dell’80%.

Voi come siete messi?
Per fortuna bene. Fra i nostri clienti ci sono le principali compagnie di Tlc e la crisi non ha impattato sui servizi di telefonia. Certamente rispetto al passato il modello è meno flessibile: gestire lavoratori assunti è più difficile che gestire collaboratori perché non si può modulare la forza lavoro sulla base dei volumi di business.

Nessun problema?
Un problema ce l’abbiamo. E riguarda Alicos, la società che abbiamo acquisito da un mese a seguito della messa in commissariamento da parte di Alitalia: ci sono 7 milioni di euro di crediti congelati.

Come riuscite a fronteggiare la competizione sui prezzi?
Sull’inbound il fenomeno della concorrenza sul prezzo è piuttosto marginale. Certamente c’è da fare i conti con le realtà nascenti che usufruiscono dei contributi per le assunzioni. Ma bisogna anche tenere in conto la professionalità e quindi la qualità dell’offerta: noi non usufruiamo dei contributi ma vantiamo un personale altamente qualificato.

03 Maggio 2010