Ultrabroadband, anche il Cnel ha un "piano"

NUOVE RETI

Approvato dall'Assemblea un documento che traccia la strategia Paese per la realizzazione delle nuove reti. "L'Internet veloce è una necessità ineludibile"

di Mila Fiordalisi
La banda ultralarga come volano della competitività di impresa, della nascita di nuove realtà imprenditoriali e della creazione di nuovi "indotti" e, non ultimo, come generatore di nuova occupazione. Ne è convinto il Cnel che ha messo nero su bianco una serie di proposte sulla banda ultralarga - per conto della seconda Commissione e in particolare dal consigliere incaricato Paola Manacorda - approvate dall'Assemblea dello scorso 27 aprile.

"La realizzazione di una rete a banda ultralarga è una necessità ineludibile per il nostro Paese e, in particolare, per il suo sistema produttivo", si legge nel documento. Le imprese per tornare a essere competitive - sottolinea il Cnel - dovranno modificare i loro modelli di business, attrezzandosi per innovare nei processi produttivi, nei prodotti e nei servizi offerti, integrandovi quote crescenti di conoscenza, stabilendo nuove forme di cooperazione e anche dotandosi di “reti lunghe” per affrontare le sfide dell’economia globalizzata. Ciò richiederà, tra le altre misure, l’adozione di applicazioni molto avanzate che comportano l’uso di reti ad alta velocità. La nuova rete metterà inoltre in moto la macchima delle applicazioni e dei servizi ad alto valore aggiunto e solleciterà l'industria manifatturiera elettromeccanica ed elettronica e quella del software a riconvertirsi verso nuovi prodotti e servizi. "Ciò permetterà a queste imprese di uscire dalla grave crisi in cui si trovano a causa del crollo degli investimenti da parte degli operatori di Tlc", si legge nel documento del Cnel. Innegabile sottolinea il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro il carattere anticiclico della nuova rete "adatta a creare nuova occupazione, sia nella fase della costruzione, sia nella fase di creazione di nuovi servizi, ambiti questi di occupazione qualificata".

Tenendo conto dell'ingente impegno economico necessario alla realizzazione dell'infrastruttura -  tra i 6 e i 15 miliardi di euro in 5-6 anni -della complessità della governance del sistema (sono le Regioni ad avere coompetenza in materia) e della necessità di nuove regole per assicurare la concorrenza anche sulla nuova rete il Cnel considera indispensabile "una strategia condivisa da tutti i soggetti che a vario titolo hanno interessi nella rete: Governo e Parlamento, Regioni, Autorità di settore, imprese, operatori di telecomunicazione, operatori televisivi, sindacati; una strategia che prenda la forma di un Progetto Paese. Tale progetto dovrebbe essere definito in una sede coordinata dal Governo, che fissi obiettivi, traguardi intermedi, ruoli, risorse, percorso da attuare in un arco di tempo definito".

L'investimento dovrebbere essere ripartito fra soggetti pubblici e privati, come previsto in altri paesi, "con una modalità di project financing".  Ed una eventuale disponibilità finanziaria della Cassa Depositi e Prestiti "potrebbe essere una utile opportunità, purché venga varato un progetto industriale credibile e condiviso da tutti i soggetti interessati".

Quanto alla creazione e alla partecipazione alla società della rete "si ritiene che essa debba essere aperta a tutti gli operatori di tlc, che possono eventualmente decidere di conferivi le proprie reti già esistenti e ad altri operatori, ad esempio quelli radiotelevisivi. Il Cnel ritiene, inoltre, che l’indirizzo strategico e il controllo della eventuale società della rete debbano rimanere in mano pubblica e italiana, stante la sua strategicità ai fini della sicurezza nazionale, della tutela della privacy, della garanzia degli investimenti, della sua realizzazione in coerenza con le caratteristiche distintive del sistema produttivo italiano". 

Il progetto, secondo il Cnel dovrebbe coinvolgere "necessariamente" anche i principali operatori televisivi. "E’, infatti, necessario assicurare che sulla nuova rete viaggino non solo le applicazioni professionali  - televideoconferenza, telelavoro, telemedicina, teleducatione, telecommercio, marketing, banca e finanza, cooperazione progettuale e produttiva in rete -, ma anche quelli di intrattenimento, e quindi i palinsesti televisivi, per offrire agli utenti una TV “on demand”, interattiva e in un prossimo futuro ad alta definizione. Si tratta di un passaggio difficile e delicato, poiché tutti gli operatori televisivi italiani sono oggi verticalmente integrati (producono cioè contenuti televisivi e li distribuiscono attraverso le loro reti, costituite da ripetitori e ponti radio) e, quindi, sono comprensibilmente restii a rinunciare al vantaggio oligopolistico che questa situazione consente loro. Occorre, tuttavia, ricordare che la televisione del futuro vedrà necessariamente una crescente presenza della IPTV (Internet Protocol Television) su banda ultralarga e che la BBC ha già intrapreso questa strada da molti anni, rinunciando alla sua rete, ma diventando così il più grande produttore europeo di contenuti e ciò non può che essere motivo di riflessione strategica per gli operatori televisivi".

Sul fronte delle tecnologie il Cnel puntualizza che per ragioni di costo la nuova rete "potrebbe non essere realizzata tutta in fibra ottica, soprattutto nelle zone meno densamente abitate, ma dovrebbe potersi avvalere di tutte le tecnologie trasmissive (fibra, wireless, satellite). Gli operatori mobili dovrebbero, quindi, anch’essi far evolvere le loro reti verso la banda ultralarga, utilizzando la tecnologia Lte. Oggi, in Italia essi non possono farlo per mancanza di frequenze, poiché le frequenze liberate dal recente passaggio al digitale terrestre sono state tutte allocate agli operatori televisivi (a differenza di ciò che è avvenuto in altri paesi). Potrebbe quindi essere opportuno rivedere questa decisione, assegnando una parte delle frequenze liberate agli operatori mobili".

05 Maggio 2010