Bernabè: "Pronti a scendere in campo. Ma sulla rete non cediamo"

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L'Ad di Telecom Italia disponibile alla cooperazione: "Per la fibra si potrebbe partire con un esperimento per l'Expo di Milano che unisca i competitor"

di Patrizia Licata
Telecom Italia è solida e avviata con decisione “sulla strada della ripresa”. A dirlo è l’Amministratore delegato Franco Bernabè in un’intervista a La Stampa: i risultati finanziari del gruppo (utile in crescita, Ebitda stabilizzato, debito in calo) indicano che TI è uscita dal “guado” di due anni e mezzo fa, quando le certezze erano poche e forti i timori di diventare preda di Telefonica.

“il peggio sembra alle spalle”, scrive La Stampa, “tanto che, capitomboli di Borsa permettendo, Bernabè ammette di sentirsi più tranquillo spiegando che i risultati cominciano a vedersi e che la reputazione di Telecom sta migliorando”. Sullo scandalo Sparkle, estraneo comunque alla gestione Bernabè, l’Ad garantisce che l’azienda ha in atto severi sistemi di controllo e sanzioni. Il debito non preoccupa, “perché Telecom Italia mantiene una liquidità sufficiente a ripagare nei prossimi 24 mesi ogni scadenza. Possiamo permetterci di stare fuori dal mercato fino al 2012 senza la minima preoccupazione”.

Anzi, TI è “pronta ad allungare il passo”. Ma per andare dove? “La nostra sfida è trasformarci da società che opera nel mondo delle telecomunicazioni a società del mondo della rete”, risponde Bernabè. “In futuro non avremo più a che fare con concorrenti come gli attuali che offrono servizi, come Deutsche Telekom o France Telecom, ma con i Google, gli Apple, con i colossi della rete. Per questo dobbiamo cambiare pelle, modo di fare, essere più flessibili”. Una semplificazione del gruppo che ha comportato per TI “dei sacrifici”, anche con tagli al personale.

“Per liberalizzare il mercato, per fare spazio alla concorrenza, i regolatori ci hanno costretto a ridurre la nostra quota di mercato”, spiega Bernabè: “questo ha portato enormi vantaggi ai consumatori che hanno visto scendere i prezzi del servizio. Ma è chiaro che, se offro condizioni vantaggiose, devo recuperarle a livello di costi”.

Ci sono poi gli investimenti: una Telecom senza rete non ha futuro, ha più volte sottolineato Bernabè. “La rete di nuova generazione costa moltissimo: il Giappone, che l’ha già realizzata, ha speso 20 miliardi”, nota l’Ad. “Non è ragionevole sostenere un simile investimento nel breve periodo, ma ci si deve attrezzare. Noi abbiamo programmato 6,5 miliardi di investimenti aggiuntivi solo in fibra fino al 2016, e leggo che i concorrenti hanno un progetto da 2,5 miliardi per la fibra nelle principali città. Benvenuti. Attenzione, però, la loro non è la nuova rete, è un pezzo, e non si può lasciare senza rete nemmeno una parte del Paese”. 

Telecom comunque è aperta a “trovare soluzioni comuni, purché non impediscano la concorrenza”. Una proposta concreta? Risponde Bernabè: “Telecom Italia è pronta, in coordinamento con l’Authority, a studiare lo switch off della rete in rame a Milano in vista dell’Expo 2015. Cominciamo a eliminare a Milano la vecchia rete in rame sostituendola con la fibra. Noi siamo disponibili a fare tutto ciò che è necessario. Serve l’accordo di tutti, costruire il quadro regolatorio, definire ogni tipologia di infrastruttura, ma se il progetto funziona potremo ripeterlo altrove”.

Condivisione delle infrastrutture, tuttavia, non significa società in comune: a evidenziarlo è il Sole 24 Ore, che riporta le dichiarazioni rilasciate da Bernabè in conference call con gli analisti: “Siamo pronti a condividere possibili infrastrutture, a esaminare proposte che vadano nella direzione di una miglior efficienza del sistema, ma questo non implica che cambieremo i nostri programmi di investimento nella rete. Metteremo la fibra dove serve, in coerenza con il nostro piano, che resta quello che è”. E soprattutto: “Da parte di Telecom non c’è né la volontà di condividere la rete, né di formare una società con gli altri operatori”.

07 Maggio 2010