Tv e telco a fine corsa. A vantaggio di Google & Co.

RAPPORTO IDATE

Giro di boa nei mercati dell'informatica e telecom che, secondo "Digiworld 2010", crescono ormai meno del pil. A beneficio dei colossi di Internet (tra i quali, però, sono assenti le aziende europee)

di Patrizia Licata
1999-2009, dieci anni di esplosione del mondo informatico, delle telecomunicazioni e di Internet: quale bilancio? A tracciarlo è l’Idate, Istituto europeo dell’audiovisivo e delle telecomunicazioni, che presenta oggi a Parigi la decima edizione del suo rapporto annuale “Digiworld 2010”, il cui sottotitolo è “Le sfide del mondo informatico”. Le prime anticipazioni sono state pubblicate dal quotidiano francese La Tribune.

Pochi dati forniscono un quadro eloquente della situazione: dieci anni fa nel mondo c’erano meno internauti di quanti sono oggi gli iscritti a Facebook. Ogni giorno del 2009, sono stati visti 1 miliardo di video su You Tube. Il traffico web fisso nel suo complesso è previsto in crescita del 40-60% all’anno nei prossimi anni. Sei abitanti su dieci del nostro pianeta possiedono ormai un telefonino, garantendo il forte sviluppo anche di Internet mobile.

Dunque un mercato in piena esplosione che si traduce in creazione di valore e sviluppo? Non esattamente. I mercati raggruppati nel Digiworld (servizi e attrezzature telecom, servizi web, televisione, elettronica di consumo) hanno conosciuto nel 2009 la prima contrazione della loro storia, perdendo l’1,6% del giro d’affari. Nemmeno ai tempi dello scoppio della bolla di Internet era successo altrettanto: allora, nel 2000, solo il segmento delle attrezzature telecom aveva perso punti, ma gli altri settori erano rimasti stabili o avevano continuato a progredire.

L’Idate non nega che ci sia stata innovazione anche nel 2009 (come la crescita di Internet mobile, o il sorpasso, per molti operatori occidentali, del traffico dati su quello voce), ma a dispetto della crescita dell’utilizzo di Internet e delle telecomunicazioni, “la pressione sui prezzi e il desiderio dei consumatori di razionalizzare le spese”, spinge l’istituto di ricerca europeo ad affermare che i mercati studiati “sono arrivati alla maturità” nei Paesi industrializzati. Ancora forti in termini di volume, perdono in termini di valore. Il loro peso sul pil mondiale si è lievemente contratto negli ultimi dieci anni (dal 6,8% al 6,6%). E dopo essersi sviluppati fino al 2006 a ritmi più veloci dell’insieme dell’economia, hanno visto la loro curva di crescita, in valore, andare sotto quella del pil mondiale.

Il quadro non è del tutto pessimistico, perché, secondo l’Idate, questa “distruzione è creatrice di valore”, in quanto il resto dell’economia beneficia del progresso generato dalle industrie che fanno parte del “Digiworld”. Tutto sta nel capire chi farà le spese della “distruzione” e chi invece beneficerà della “creazione di valore”: per Idate, nella prima parte dell’equazione si collocano gli operatori telecom tradizionali e le emittenti tv, nella seconda parte ci sono i nuovi colossi come Google e i leader di Internet. Tra i quali, nota l’istituto con rammarico, non figurano aziende europee.

11 Maggio 2010