Calabrò: investimenti nella fibra scoraggiati dai contenuti free

INTERNET & REGOLE

Per il presidente Agcom l'utilizzazione gratuita della rete da parte dei motori di ricerca "sottrae introiti agli operatori di Tlc scoraggiando gli investimenti nelle nuove reti”. Pivetti (Associazione Iptv): "Ogni anno in campo 25-30 milioni per offrire alternative legali alla pirateria"

di Marino Petrelli
Una strategia di tutela del diritto d’autore sul web non può prescindere “da forme di cooperazione con tutti i soggetti della filiera e in particolare dagli Isp, unici in possesso dei dati sul traffico”: interviene così il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, al workshop di presentazione dell’indagine conoscitiva della stessa Autorità sul “Diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”. La salvaguardia del diritto d’autore sulla rete, spiega Calabrò, deve fare i conti con la salvaguardia della privacy degli utenti, ma anche con problemi di accesso e sicurezza. “Affidare all’Autorità compiti di vigilanza su un settore così vasto, come quello di Internet - ha ricordato - senza prevedere strumenti adeguati e moderni, rischia di rendere inapplicabile la norma e frustante il perseguimento delle sue violazioni”.

A fronte di una maggiore diffusione della banda larga nel mondo il fenomeno del peer to peer è calato dal 40% del 2007 al 19% del 2009. Lo studio Agcom fa notare pertanto che “la diffusione della banda larga in Italia, dando impulso allo sviluppo del mercato legale dei contenuti digitali audiovisivi, potrebbe anche agire da deterrente rispetto al P2P”. Ancora, Calabrò è convinto che l'utilizzazione gratuita della rete da parte dei grossi motori di ricerca (finanziati dalla pubblicità), “non solo sottragga introiti legittimi agli autori di contenuti e agli operatori di telecomunicazioni, ma scoraggi anche i forti investimenti che sarebbero necessari per sostituire il rame con la fibra”.

In ogni caso, spiega Agcom, “senza un intervento costante ed efficace” la pirateria da P2P potrebbe causare, per il 2015 (dal 2008) una perdita di 32 miliardi di euro e di 610mila posti di lavoro. Considerando anche il file sharing la perdita pota 56 miliardi di euro e a oltre 1 milione di posti di lavoro.

Misure di contrasto? Le pratiche attuali, sebbene efficaci nell’ambito di organizzazioni private o pubbliche, "risultano poco adattabili all’utilizzo nel mercato residenziale a larga banda - dice Calabrò -, poiché in contrasto con la normativa a tutela della privacy, il diritto di accesso a Internet e il principio di neutralità della rete". Lo studio individua invece tre possibili azioni preventive: indirizzo alle autorità, da parte degli Isp, dei dati sul traffico, anonimi e aggregati, per stimare il fenomeno; rendere l’autorità parte attiva nella rimozione degli illeciti e nel monitoraggio costante della rete; istituzione di un tavolo di dialogo con tutte le parti coinvolte, presso l’Agcom e presieduto da quest’ultima.

Un'alternativa legale alla pirateria viene lanciata da Irene Pivetti, presidente dell'associazione Iptv, ricordando che "gli operatori dell'Iptv stanno già stanno già investendo complessivamente ogni anno tra i 25 e i 30 milioni di euro per offrire un'alternativa legale alla pirateria e continueranno a farlo nonostante le ancora esigue entrate di questo servizio. Costruire offerte complete e veramente alternative al file-sharing è reso difficile proprio dai detentori dei diritti che tendono ancora a privilegiare le piattaforme tradizionali''.


 

11 Maggio 2010