Ngn, Cicchetti (Telecom): "No a rete condominiale"

BANDA ULTRALARGA

Il direttore Technology & Operations di Telecom Italia: "Disponibili a condividere gli investimenti sulle opere di ingegneria civile ma il modello 'condominiale' non ci interessa". Bertoluzzo (Vodafone): "Una società per la fibra non è un condominio ma un progetto Paese"

di Mila Fiordalisi
"Sì alla condivisione degli investimenti per le opere di ingegneria civile, che poi sono quelle che pesano di più sulla realizzazione delle nuove reti, ma nessun modello di rete 'condominiale". Questa la posizione di Oscar Cicchetti, numero uno della divisione Technology & Operations di Telecom Italia, in merito alla proposta avanzata da Vodafone, Fastweb e Wind sulla costituzione di una società della fibra.

"Siamo interessati alle sinergie di investimento e condivisione delle infrastrutture passive. A Milano, ad esempio, faremo la Ngn utilizzando le infrastrutture già posate da Metroweb, a dimostrazione che quando ci sono fibre da condividere interessa anche a noi", ha detto il manager intervenuto al convegno "Italia: inclusione digitale, condizione dello sviluppo" organizzato a Roma da Nokia Siemens Networks,Concetto ribadito anche dal presidente dell'azienda Gabriele Galateri di Genola nel corso del seminario "Il settore delle Telecomunicazioni come esternalità per l'economia italiana" organizzato dall'università Tor Vergata.
"Telecom farà la sua parte - ha detto -ma rifiutiamo gestioni condominiali'.

Cicchetti ha inoltre auspicato la messa a punto di "un quadro regolatorio chiaro e diverso dal passato" e ha ricordato che l'Italia deve ancora colmare il digital divide. "Sarebbe bello - ha detto - se con l'impegno di tutti si potesse colmare definitivamemte il gap al 2012". Cicchetti ha ricordato poi che in Italia "sono 56 i distretti industriali che non hanno l'Adsl" e che dunque "è questa la priorità". E ha puntualizzato che "nel piano industriale sono previsti investimenti per ammodernare la rete in rame e per portare la fibra ottica in 1,3 milioni di abitazioni al 2012 per poi arrivare a 10 milioni nel 2016". "Finalmente in Italia si comincia a parlare di competizione sulle infrastrutture", ha commentato in riferimento al progetto Ngn degli Olo, "un progetto che di fatto riguarda le aree a maggiore redditività, visto che si parla delle principali 15 città italiane, e pertanto non è affatto un progetto di rete nazionale".

"Una società per la rete in fibra ottica che copra inizialmente 15 città non è un condominio, ma è un progetto per il Paese", ha replicato il numero uno di Vodafone Italia Paolo Bertoluzzo. "Non stiamo discutendo di singole iniziative, dobbiamo avere ambizioni chiare e un piano per arrivarci, il dibattito è politico".

L'Ad di 3 Italia Vincenzo Novari ha giudicato "risibile" il progetto di realizzare un'infrastruttura parallela alternativa a quella di Telecom Italia. "Ed è risibile anche sovrapporre reti su reti dove c'è già ampia presenza di infrastrutture, come nelle grandi città. Insomma, se ci sono uno o più operatori che vogliono costruire reti nelle aree ricche del Paese che lo facciano, ma non si dica che si tratta di un Progetto Paese".

Novari ha aggiunto che "se invece l'obiettivo è risolvere in maniera strutturale il problema Paese allora per definizione Telecom Italia deve essere parte del progetto con diversi protagonisti, ossia soggetti pubblici, imprese, mondo finanziario, enti locali". "Le aziende devono abbandonare la logica dell'interesse personale se si vogliono davvero fare gli interessi del Paese".

Da parte sua Corrado Sciolla, numero uno di BT Italia ha dato la disponibilità dell'azienda a scendere in campo in un progetto comune "ma solo a fronte di regole chiare".

Il dibattito, seppur al momento non abbia sortito nulla di concreto, secondo Francois De Brabant, presidente di Between "è comunque molto positivo". "Qualcosa finalmente si sta muovendo e la percezione sulla necessità della banda larga sta salendo". "Ma se non c'è un progetto di rete nazionale i soldi non si troveranno mai"

13 Maggio 2010