D'Angelo: "Per le Ngn regole subito. Poche e chiare"

L'INTERVISTA

Il consigliere dell'Agcom: "Urgente il quadro regolatorio". Le nuove linee guida attese entro l'estate. Resta da sciogliere il nodo del dividendo digitale

di Alessandro Longo
«È urgente che l’Autorità disegni regole chiare e condivise per lo sviluppo delle reti di nuova generazione». Nicola D’Angelo, consigliere dell’Agcom, ha molte idee sui quali siano i problemi che si frappongono tra l’Italia e il futuro delle tlc.

Quali sono gli ostacoli sul cammino Ngn italiano? Mettiamoli, se possibile, in ordine di importanza.
In ordine di importanza: bisogna decidere chi farà gli investimenti, se solo i privati o anche soggetti pubblici. Mi sembra però che questo nodo si stia già risolvendo con una partecipazione mista. Comprensibile, vista l’entità dell’investimento necessario. Il soggetto pubblico che ora partecipa è territoriale e locale. Mi riferisco soprattutto al piano della Regione Lombardia. La discussione su chi deve fare cosa sta diventando molto lunga in Italia. Si è troppo parlato e poco realizzato, mentre gli altri paesi sono già orientati praticamente. L’Italia rischia di rimanere più indietro di quello che già è sulla banda larga.

E il secondo nodo?
Le regole. Da una parte devono garantire la giusta remunerazione degli investimenti ma anche consentire un contesto competitivo di concorrenza che nelle tlc finora ha dato buoni risultati. Bisogna garantire la parità e la libertà di accesso alla rete da parte di cittadini e imprese, senza discriminazioni. Le regole servono anche per avere un quadro comune di riferimento: linee guida che portino a coerenza il sistema. È necessario, visto che pare siano vari i soggetti in gioco sull’Ngn in Italia. In quest’ambito, c’è anche il grande nodo della scelta tecnologica: Ngn point to point o Gpon? Il che cambia molto il quadro regolatorio: il point to point sostituisce il rame, che invece sopravvive con il Gpon.

Altre questioni?
Il ruolo di Telecom. L’Italia ha una peculiarità, vive ancora il monopolio dell’accesso su rete fissa, visto che non c’è una rete alternativa al rame. Telecom è un convitato necessario sul tavolo dell’Ngn. Non credo invece che ci sia il nodo della maturità della domanda di servizi Ngn. Abbiamo il bisogno di fare una Ngn quanto più pervasiva possibile, in futuro avremo sempre più bisogno di accessi veloci. La nostra vita sarà più caratterizzata da un rapporto continuo con la rete: se ne sono già accorti gli orientali e gli americani.

In questo contesto, come può contribuire il regolatore?
Il nostro ruolo non è quello di coordinare iniziative e investimenti, bensì quello di creare regole che assicurino uno sviluppo rapido dell’Ngn e al tempo stesso rispettoso della libertà di accesso. È un ruolo a cui l’Autorità è chiamata in modo urgente a rispondere. Servono regole non pesanti, ma poche e chiare. Non solo relativamente alle iniziative nazionali ma anche per quelle territoriali, che appaiono ora le più fattive. All’interno delle linee guida ci devono essere anche modelli regolatori che favoriscano forme di co-investimento. Nel limite dei poteri l’Autorità, deve anche spingere Telecom Italia verso un impegno più sostenuto nella realizzazione dell’Ngn. Infine, l’Agcom dovrebbe recuperare, a favore della banda larga, il dividendo di spettro liberato con il passaggio al digitale terrestre. Spero che non sia ancora ipotecata questa possibilità.

A proposito di questo ruolo, a che punto è l’Agcom per assolvervi?
Dovrebbe approvare le linee guida prima dell’estate, entro luglio. Bisogna vedere se ce la farà. Speriamo.

E il Comitato Ngn?
Deve fornire suggerimenti all’Autorità appunto sull’assunzione di queste linee guida.

È in corso una consultazione pubblica sulle condizioni economiche di bitstream e unbundling. Le scelte regolatorie sulla vecchia rete in rame hanno impatti anche sull’Ngn?
Sì, ma c’è la consultazione in corso e non posso inoltrarmi in dettagli. Dico solo che la remunerazione della vecchia rete può spingere o meno gli investimenti di Telecom e degli operatori alternativi sulla nuova.

Regole a parte, quali azioni potrebbero accelerare le nuove reti?
Ci vuole un impegno di indirizzo industriale da parte della politica. Bisogna capire che le reti di nuova generazione non riguardano solo lo sviluppo delle tlc ma saranno anche la spina dorsale della società del futuro. E a tal riguardo, non si può fare un discorso sull’Ngn che prescinda dal dividendo digitale. L’Ngn in futuro sarà fruita molto anche in mobilità, infatti. La gamma 800 MHz è indicata da tutti come la più indicata per questo scopo. È già oggetto di una favorevolissima asta in Germania. I due problemi gravi del sistema Italia sono che ha fatto poco e niente sulle Ngn e che non ha previsto frequenze del dividendo digitale a favore della banda larga.

17 Maggio 2010