Tim-Vivendi al governo: golden power inapplicabile

L'ISTRUTTORIA

Depositata a Palazzo Chigi la documentazione richiesta nel procedimento aperto dall'esecutivo sull'eventuale esercizio dei poteri speciali. La valutazione attesa entro metà settembre

di A.S.

Non ci sono i presupposti giuridici per applicare il golden power nel caso Telecom-Vivendi. Convergono su questa posizione le documentazioni depositati ieri, ultimo giorno utile secondo la procedura, dai due operatori su richiesta del Comitato tecnico di Palazzo Chigi che ha in carico l’istruttoria avviata alla fine di luglio.

L’obiettivo dell’istruttoria, sollecitata dal ministero per lo Sviluppo economico, è di verificare se dopo il cda Tim del 27 luglio, quello in cui l’interim da amministratore delegato è andato al presidente Arnaud de Puyfontaine dopo l’uscita di Flavio Cattaneo, e in cui l’operatore ha “preso atto dell'inizio dell'attività di direzione e coordinamento da parte di Vivendi”, ci fosse per la società l’obbligo di notificare il nuovo assetto a Palazzo Chigi.

Questo basandosi sulla legge sui poteri speciali del Governo nelle aziende considerate strategiche, che è prevista in caso di "qualsiasi delibera, atto o operazione, adottato da una società che detiene uno o più degli attivi, che abbia per effetto modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi medesimi comprese le delibere dell'assemblea o degli organi di amministrazione aventi ad oggetto la fusione, scissione, trasferimento all'estero, la modifica delle clausole statutarie ed il trasferimento dell'azienda o rami di essa".

La risposta di Tim e Vivendi, in pareri separati, è stata netta. A mettere nero su bianco le considerazioni di Tim sono stati gli avvocati Sabino Cassese e Andrea Zoppini, autori tra l’altro di una memoria “pro veritate” già depositata il 7 agosto, mentre Vivendi si è servita dell’ausilio legale di Piergaetano e Carlo Marchetti, Giulio Napolitano e Marco Maugeri dello Studio Chiomenti.

Secondo la lettura del caso fornita dai pareri appena depositati la posizione di direzione e coordinamento del socio francese in Tim riguarda semplicemente gli assetti organizzativi e amministrativi della società, così come l’interim a de Puyfontaine e la nomina di Amos Genish a direttore operativo. Si tratterebbe quindi di cambiamenti che non porterebbero mutamenti significativi degli assetti proprietari né della titolarità degli asset interessati dalla disciplina sui poteri speciali.

Il decreto sui poteri speciali del governo nel campo dell’energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, aggiungono i legali nelle loro considerazioni, non va inoltre applicato ai soggetti comunitari, e quindi non potrebbe essere utilizzato nei confronti di Vivendi.  

Acquisiti i pareri delle due società, oltre a quelli dei ministeri dello Sviluppo economico, della Difesa, del Mef e del Viminale, il comitato tecnico guidato da Luigi Fiorentino,  vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio e per sei anni all'Antitrust come capo di gabinetto, è orientato a rendere pubbliche le proprie conclusioni entro metà settembre.

Quanto al dossier ancora aperto sul nuovo amministratore delegato di Tim, posizione per la quale è in corso la selezione a opera dei consulenti di Egon Zehnder, le ipotesi che circolano in questo momento mostrano due possibili direzioni: da una parte l’eventualità che la guida dell’azienda possa essere affidata ad Amos Genish, che nel frattempo si è liberato delle clausole di non concorrenza che riguardavano il Brasile ricontrattandone i termini con Telefonica. Dall’altra c’è l’ipotesi di chi punta sull’ “italianità” del manager che sarà chiamato a guidare il gruppo, che sarebbe un ingrediente fondamentale per “bilanciare” la presenza francese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA 24 Agosto 2017

TAG: Telecom, Tim, Vivendi, Golden Power, Palazzo Chigi, MIse, Mef, Arnaud de Puyfontaine, Amos Genish, Flavio Cattaneo

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