Vodafone: l'India terra promessa o spina nel fianco?

BUSINESS

L'asta per il 3G che ha visto quadruplicare il valore iniziale. In corso anche un braccio di ferro con il regolatore sulle tariffe per il 2G. E l'acquisizione nel 2007 di Hutchison Essar non ha dato i frutti sperati. In due anni  la redditività è scesa dal 33% al 24%

di Patrizia Licata
L’India sta diventando un mercato sempre più ostile e costoso per Vodafone e il Ceo Vittorio Colao cercherà di trovare qualche risposta ai tanti quesiti che circondano il business indiano del gruppo tra i risultati del 2009-10 che saranno resi noti domani, secondo il Financial Times.

In queste settimane Vodafone sta partecipando all’asta indiana dello spettro del 3G che permetterà ai cellulari di accedere a Internet. L’asta si sta rivelando piuttosto costosa per gli operatori: le offerte sono sempre più alte e venerdì hanno toccato complessivamente 3,4 miliardi di dollari, oltre quattro volte il prezzo iniziale.

Vodafone è anche impegnata in un braccio di ferro col regolatore telecom del Paese che ha proposto tariffe retroattive sullo spettro 2G per gli operatori mobili presenti in India. Vodafone ha criticato la proposta come “opaca, illogica e discriminatoria”.

Arun Sarin, predecessore di Colao, nel 2007 pagò 10,9 miliardi di dollari per la quota di controllo della Hutchison Essar, allora quarto maggior operatore mobile indiano, ed entrare aggressivamente sul mercato del Paese asiatico. Nei risultati 2007-08 di Vodafone, l'operazione risultò in una crescita del 55% del business indiano del gruppo. Oggi però la situazione si sta rapidamente deteriorando, perché Bharti Airtel e Reliance Communications, i maggiori operatori nazionali, conducono una guerra dei prezzi difficile da contrastare.

Così la redditività di Vodafone in India è scesa dal 33% nel 2007-08 al 24% nella prima metà del 2009-10. E i guai non sono finiti: Essar, la conglomerata indiana che possiede il 33% delle attività Vodafone in India, ha un’opzione che le permette di vendere la sua quota al gruppo britannico per 5 miliardi di dollari. Essar ha tempo fino all’8 maggio del 2011 per decidere. Infine, le autorità di Nuova Delhi hanno chiesto a Vodafone il pagamento di 2 miliardi di dollari di tasse che, secondo le autorità, l'azienda avrebbe dovuto pagare sull’accordo originario con cui è entrata sul mercato indiano. Una richiesta che Vodafone ha ripetutamente respinto come illegittima.

17 Maggio 2010