Calabrò, in quattro pilastri le regole della fibra

ULTRABROADBAND

Promozione del risk sharing fra investitori, riconoscimento in tariffa del risk premium, disciplina della migrazione da rame a fibra e condizioni tecnico-economiche per l'accesso alla rete: questi secondo il presidente dell'Agcom i capisaldi del nuovo sistema di regole. "Lo sviluppo della rete può essere autosostenuto dal mercato se si sceglie il modello adatto"

di Mario Sette
Promozione del risk-sharing fra investitori, adeguato riconoscimento in tariffa del risk premium per chi investe, disciplina della migrazione da rame a fibra, condizioni tecniche ed economiche per l’accesso alla rete. Questi - secondo il presidente dell'Agcom Corrado Calabrò- i quattro capisaldi del nuovo sistema di regole per la fibra.

"Il futuro è nell’ultra banda, nelle reti di nuova generazione in fibra ottica con capacità di trasmissione sopra i 50 Mbit/s", ha detto Calabrò in occasione della presentazione a Roma, questa mattina dei risultati del programma di ricerca Isbul (Infrastrutture e Servizi a Banda larga e Ultra Larga) realizzato con il sostegno e la consulenza di alcuni dei principali atenei italiani, dalla Sapienza di Roma (capofila) all'Università Federico II di Napoli passando per il Politecnico di Torino e quello di Milano, per citarne alcuni.

"Si tratta di un'iniziativa unica nel suo genere a livello europeo", ha puntualizzato il Commissario Nicola D'Angelo. Iniziativa che ha consentito di mettere per la prima volta nero su bianco un "piano" articolato per finanziare e governare la nuova infrastruttura.

Secondo Calabrò lo sviluppo della fibra "può essere in buona parte auto-sostenuto dal mercato se si sceglie il modello adatto, salvaguardando le regole di fondo e incentivando al tempo stesso gli operatori di Tlc ad investire. E' opportuno un certo eclettismo anche sulle soluzioni architetturali: non esiste una sola ipotesi di rete, un percorso univoco berso la rete in fibra".

Riguardo alle opzioni per il finanziamento "sulla base di un insieme complesso di ipotesi teoriche, l’investimento per dotare il paese di un’infrastruttura di tipo Ftth/P2P, con una copertura del 50% della popolazione ed un tasso di adozione del 100% per i clienti business e dell’80% per quelli residenziali, sarebbe di poco superiore ai 13 miliardi di euro".

Per quanto riguarda i valori del canone wholesale per le linee ultrabroadband "considerando un’infrastruttura di tipo Ftth/P2P e una copertura della popolazione del 50% o del 20%, si avrebbero rispettivamente i valori di 17,49 euro/mese e di 13,18 euro/mese", si legge nel testo. E relativamente ai valori dell'Arpu minimo retail (ricavo medio mensile per cliente) "considerando un’infrastruttura di tipo Ftth/P2P e una copertura della popolazione del 50% o del 20%, si avrebbero rispettivamente i valori 29,77 euro/mese e di 25,56 euro/mese".

"Il nostro Paese ancora fatica a trovare quel momento di discontinuità necessario per partire con un piano nazionale per la fibra e un conseguente ecosistema digitale - ha sottolineato Calabrò -. A differenza di quello che succede nel mondo, dove in fibra si investe, e molto, scommettendo sul futuro. Non solo perché l’investimento nelle nuove reti è visto come exit strategy per superare la crisi economica contingente; ma anche perché rappresenta la strada principale per cercare di condurre un sistema-Paese verso un futuro da protagonista nell’innovazione".

E' il modello dello switch off che sta prendendo piede. "Come si è fatto per il passaggio al digitale terrestre, il modello prevede la migrazione di intere aree territoriali alla fibra ottica, che andrebbe così a rimpiazzare i doppini in rame", ha puntualizzato il presidente dell'Agcom. Ma sono due i nodi da sciogliere: "presuppone necessariamente la partecipazione di Telecom Italia ed è necessariamente soggetto al controllo ed alle regole dell’Autorità".

"Quanto al primo punto, la rete in rame è di proprietà di Telecom Italia. La sostituzione dei doppini non può essere dunque imposta da alcuna norma di legge nazionale o regionale. Si tratta di una scelta tecnologica rimessa all’autonomia imprenditoriale dei soggetti che operano sul territorio ed in particolare di chi ha la proprietà della rete. D’altra parte, se per la realizzazione della rete in fibra si fa leva sulla rete in rame – ch’è una essential facility –, questa realizzazione è soggetta al controllo dell’Autorità per l’apertura dei cavidotti e la condivisione delle tratte necessarie alla realizzazione della nuova rete. L’Autorità è pronta a fare la sua parte ma, essendo una e una sola la rete realizzabile, la collaborazione fra gli operatori e fra gli operatori e le autorità locali appare essenziale".

Riguardo all'aumento delle tariffe di unbundling per la rete in rame che secondo gli Olo disincentiverebbero gli investimenti nella nuova rete da parte di Telecom Italia mettendo a rischio le revenues dei concorrenti il presidente dell'Agcom ha risposto che "l'aumento è minimo e dovuto" e che "è assolutamente al di sotto della media europea". "La consultazione è ancora in corso e non abbiamo definito i dettagli - ha puntualizzato - ma non si può non riconoscere l'investimento effettuato".

24 Maggio 2010