Telefonica in pressing su PT. Via al roadshow per Vivo

MERCATI

Il colosso iberico vuole convincere azionisti e investitori di Portugal Telecom a cedere il 50% dell'operatore brasiliano. L'offerta potrebbe salire a 7,5 miliardi di euro

di Patrizia Licata
“Le dimensioni di Portugal Telecom rappresentano un asset per il Paese. Non vogliamo un’azienda piccola, vogliamo un grande gruppo”. Con queste parole il primo ministro portoghese José Socrates ha difeso il netto rifiuto di Portugal Telecom nei confronti dell’offerta d’acquisto, da parte di Telefonica, della sua quota di Vivo, l’operatore mobile numero uno in Brasile. Zeinal Bava, Ceo della compagnia portoghese, ha aggiunto che lasciare il Brasile significherebbe “tagliare le gambe al futuro di Pt”.

Tuttavia la proposta di Telefonica è generosa e il colosso iberico farà di tutto per convincere i portoghesi a cedere. Il gruppo guidato da Cesar Alierta ha messo sul piatto 5,7 miliardi di euro in contanti per il 50% di Vivo che ancora non possiede (equivalenti a oltre l’80% del totale valore di mercato della stessa Pt) e ora cercherà di vincere le resistenze di azionisti e investitori lanciandosi in un roadshow che toccherà non solo il Portogallo (dove lo Stato e il Banco Espiritu Santu sono investitori di peso), ma anche alcune città americane.

Il pressing degli spagnoli verso Portugal Telecom, condotto con l’ausilio della banca di investimenti svizzera Ubs e dei consulenti di Credit Suisse, ha come target infatti anche importanti azionisti americani, come Brandes Funds e Blackrock Inc. La prima, con sede a San Diego, California, possiede poco più del 9% dell'equity di Portugal Telecom, ma potrebbe giocare un ruolo chiave nel pilotare la decisione verso il sì. Blackrock ha una quota del 2,3%. Dal punto di vista di Telefonica, questo è il momento per gli azionisti di Pt per trarre il massimo valore dalla loro partecipazione nella telecom portoghese.

Anche Telefonica ha un 10% in Portugal Telcom, ma la sua strategia, dicono fonti vicine all’azienda, è di aspettare che sia un altro azionista a muoversi chiedendo una riunione straordinaria. Quel che è certo è che i rapporti già tesi tra le due telecom iberiche appaiono definitivamente incrinati. Entrambe vogliono con forza una presenza in Brasile e Vivo rappresenta un asset strategico. Nel primo trimestre 2010, metà del revenue di Portugal Telecom è stato generato dall’operatore brasiliano.

Dal canto suo Telefonica ha in mente di fondere Vivo col suo operatore brasiliano di linea fissa Telecomunicacoes de Sao Paulo, o Telesp, per crescere e ottenere nuove sinergie. La posta in gioco è alta per entrambe le compagnie: le entrate sono in declino sui mercati domestici, mentre in Brasile l’economia cresce a un ritmo annuale del 6%, la popolazione conta 190 milioni di persone, tra cui moltissimi giovani, e la penetrazione della telefonia mobile è ancora relativamente bassa.

In attesa del verdetto finale, la battaglia si combatte anche a colpi di roadshow: la stessa Portugal Telecom ne ha avviato uno la scorsa settimana in California e lungo la costa orientale degli Stati Uniti per rassicurare gli investitori sulla sua strategia brasiliana. Per difendersi dall’assalto degli spagnoli, Portugal Telecom ha assunto la Bank of America-Merrill Lynch.

Secondo Ing, l’offerta di Telefonica per Vivo potrebbe salire fino a 7,5 miliardi di euro e, se dovesse essere accettata, probabilmente il gruppo di Alierta venderà il suo 10% in Portugal Telecom. Vivo è leader di mercato nella telefonia mobile in Brasile, anche se le rivali sono vicine: Claro (filiale di America Movil) e Tim Participacoes di Telecom Italia, che aggressivamente cercano di conquistare nuove quote unendo l’offerta fissa con quella mobile, connessione a Internet e servizi tv.

25 Maggio 2010